Intervista a Mary Franzese, confondatrice e CMO di Neuron Guard

Forse Mary la conoscete già, o forse avrete sentito parlare di Neuron Guard, ma per tutti quelli che vivono in un universo differente dal nostro, o che non sono avvezzi ai social network, ci penseremo noi. Partiamo subito col raccontarvi che grazie a Mary, dopo ben sei anni, l’Italia – o meglio, una giovane italiana – è tornata di nuovo a comparire tra le dodici finaliste del Premio Europeo dedicato a donne e innovazione, l’EU Prize for Women Innovators (ed. 2017). Direi niente male, ma partiamo da principio.

Mary è una brillante trentunenne italiana, nasce a San Giuseppe Vesuviano (NA) e vive, fino al diciottesimo anno di età, ad Ottaviano (NA). Oggi vive a Modena per Neuron Guard, ma non si è fatta scappare qualche altra tappa in giro per il mondo tra Buenos Aires (Argentina), Shanghai (Cina) e Turku (Finlandia), per motivi di studio e perché no, un po’ di sana curiosità e spirito avventuriero, perché di certo non possiamo dire che le manchi il coraggio. Lo stesso che, insieme alla passione, l’hanno portata a dove è oggi: co-fondatrice e CMO di Neuron Guard, start-up innovativa impegnata nello sviluppo di un dispositivo medico salva-vita che mira a rivoluzionare il trattamento dei danni cerebrali. il loro motto? “Time is brain.. Freeze it!”

Curiosi di scoprirne di più? E allora, cominciamo!

 

 

Ciao Mary! Per prima cosa vorrei ringraziarti per il tempo che ci hai dedicato, sappiamo che non é facile ritagliarsi del tempo, soprattutto in questo periodo cosi frenetico – ed eccitante – della tua vita, quindi grazie!

Cominciamo subito col dire che scoprire il tuo progetto tra i 12 candidati al EU Prize for women innovators, ci ha subito fatti innamorare! Erano ben sei anni che nessun talento italiano veniva candidato a questo premio, ma raccontaci di più…

Tutto è iniziato grazie a dei tweet e ad alcune email di amici che mi invitavano a candidarmi per il Premio EU Prize for Women Innovators perché quest’anno, per la prima volta, la Commissione Europea deciso di premiare anche le giovani donne, con età massima di 30 anni, che hanno co-fondato startup. Non ho resistito un attimo e mi sono detta “facciamo conoscere il talento femminile italiano e Neuron Guard anche in Europa”. E così è stato. Avevo tanta voglia di mostrare il lavoro portato avanti in questi miei primi quattro anni con Neuron Guard, un progetto imprenditoriale di cui mi sono appassionata sin dalla prima volta in cui Enrico mi ha presentato la sua idea, decidendo coraggiosamente di condividerla con me per aiutarlo trasformarla in realtà. Una startup che ha la missione di salvare vite umane, e l’ambizione di trasformare radicalmente il modo in cui si interviene per il trattamento di patologie quali ictus, arresto cardiaco e trauma cranico. Sono orgogliosa di essere italiana, e sono molto fiera di rappresentare le giovani innovatrici della nostra terra in Europa.

Opportunità come questa non solo permettono di mettere in luce il talento femminile, spesso purtroppo sottovalutato o poco enfatizzato nel mondo del lavoro, ma danno anche l’opportunità di riscoprire i veri talenti, giovani e meno giovani, che possono fungere da forza motrice nella società. Credi che in Italia si debba fare di più per mettere in risalto ed offrire migliori opportunità a questo tipo di talenti?

Credo che in Italia ci si debba lamentare di meno e gioire di più dei successi altrui. Mi è capitato di recente di leggere forti critiche sulla mia persona e su altre ragazze che come me erano state scelte come miglior imprenditrici under 30 solo perché, a detta di questo vocio, ex studentesse di Università private. Mi chiedo: ma la gente, prima di giudicare, sa per caso i sacrifici che ci sono dietro queste scelte? Non si deve essere necessariamente “figli di” per ottenere dei riconoscimenti. Prima di digitare qualche parolina di troppo, inviterei le persone a cercare opportunità di confronto e di crescita. L’Italia è lenta, e noi italiani siamo troppo burocrati, non ammettiamo scelte “errate” e siamo sempre sul chi va là per addossare le colpe a qualcuno. Perché non ci diamo una mossa, ci rimbocchiamo le maniche, e iniziamo a LAVORARE facendoci in quattro per il nostro futuro? Pensando a noi, penseremo alla nostra comunità e al benessere del nostro Paese.

Sappiamo che non molto tempo fa sei stata a Bruxelles, terra di expat, per un congresso #unconventional proprio per parlare del tuo progetto. Cos’hai notato di diverso dagli ambienti italiani, se di differenze ce ne sono?

La forte dinamicità ed il continuo confronto. Quando partecipo agli eventi all’estero ci sono sempre tante domande a ravvivare le sessioni di Q&A. In Italia, invece, tante volte si partecipa agli eventi tanto per postare una foto sui social e dire “c’ero anche io”. Dobbiamo imparare a fare networking, a sfruttare queste occasioni per dire la nostra e per entrare in contatto con le persone che seguiamo come modelli di ispirazione. Poi, ti dirò: anche una chiacchierata con il vicino e la vicina possono trasformarsi in opportunità di business. Homo faber fortunae suae dicevano gli antichi romani, ed io oggi dico “datevi da fare” che dalle occasioni sprecate non è mai emerso nulla.

Noi parliamo spesso di questione intergenerazionale, di un problema che frena i talenti e drena risorse. Tu cosa ne pensi? Cosa faresti per migliorare le cose, se pensi vadano migliorate?

Credo nella necessità di dare spazio ai giovani meritevoli e talentuosi, così come penso sia necessario un supporto di modelli di riferimento senior con esperienza. I due mondi devono lavorare insieme, comunicare e scambiarsi costantemente informazioni, perché ciascuno di loro ha tanto da insegnare all’altro.

Come forse saprai, il nostro motto è “Riportiamo l’eccellenza italiana nel mondo al servizio del Paese”, ma sappiamo che – invece – la perdita di talenti (e non solo dal punto di vista economico, seppur importante) è inestimabile. Tu cosa faresti, beninteso se potessi, per invertire la tendenza?

Snellirei il sistema scolastico con meno anni di scuola superiore, potenzierei lo studio delle materie STEM, punterei più sulla pratica che sulla mera teoria, sfrutterei al massimo le potenzialità del digitale per dare ai bambini la libertà di creare/codificare e agli adulti quella di lavorare da qualunque postazione. Da ultimo, intensificherei il legame scuole-aziende da consentire un più facile accesso al mondo del lavoro.

La meritocrazia c’entra qualcosa in tutto questo? Pensi che in Italia ci si sia davvero scordati di cosa sia il merito, o la trovi una retorica stantia e poco funzionale a migliorare le cose?

La meritocrazia c’entra ma non del tutto. Lo scorso Febbraio è stato presentato dall’OCSE il rapporto “Economic Survey of Italy 2017”, ed il suo segretario generale, Angel Gurria, ha palesato forti preoccupazioni circa l’aumento della povertà tra i giovani e l’incremento del tasso di disoccupazione. Dobbiamo fare in modo che il nostro Paese si risollevi da questa crisi e cresca affinché ci sia voglia di viverlo. Il Governo deve favorire la crescita della produttività e degli investimenti, perché se il nostro sistema economico funziona, in pochi si chiederanno della questione meritocratica. Saremo tutti impegnati a lavorare per noi, e per il nostro Paese.

Restando in tema giovani talenti, spulciando il tuo profilo online ci siamo accorte che fai parte anche tu, come la nostra fondatrice, del team di adviser dell’Innovation Hub dello IULM, a Milano. Come sei approdata a questa nuova esperienza? Come intendi aiutare i “giovani innovatori” in quanto adviser?

Io vivo per i giovani ed amo stare tra i giovani. Sono felice di trascorrere del tempo con loro, di lasciarli liberi di comunicarmi le loro idee, di osservarli mentre sognano ad occhi aperti. Condividere esperienze quali anche lo Startup Weekend a Caserta mi ha dato la possibilità di mettermi in gioco e di capire che non voglio che loro commettano i miei stessi errori. Non voglio che siano imprudenti, superficiali o frettolosi nel voler raggiungere “tutto e subito” senza i mezzi adeguati. Le situazioni devono essere analizzate, studiate e poi affrontate. La passione, la tenacia ed il coraggio a loro non mancano.

E adesso vado forse un po’ fuori tema, ma non posso astenermi. Donne e imprenditorialità innovativa in Italia, oggi. Per alcuni é una mission impossible, tu che – diciamolo – ce l’hai fatta e coon ottimi risultati, cosa ne pensi?

Io ce la sto mettendo tutta per farcela. Nulla è impossibile se si crede davvero in quello che si fa. Bisogna crederci e mettere insieme quello che aiuta nel raggiungimento degli obiettivi. Bisogna essere tenaci, coraggiose e pazienti, perché come spesso accade, le cose più belle arrivano solo con il tempo e dopo aver fatto tanti sacrifici.

Che consigli ti sentiresti di dare a dei giovani professionisti che desiderano avviare la propria azienda o carriera professionale in Italia?

Quello di cui sopra, oltre a studiate, studiate, studiate! Vale tanto per le donne quanto per gli uomini. Per me non vi è differenza alcuna. Siate curiosi, leggete, documentatevi. Noi donne fatichiamo di più, ma se ci uniamo agli uomini e chiediamo anche aiuto a loro nel favorire questo nostro percorso di crescita, sono certa che sarà possibile avviare qualunque tipo di carriera.

Concludiamo invece con una domanda di rito. Che consigli daresti invece, ai policy makers italiani al fine di combattere quella questione intergenerazionale che così fortemente drena talenti e frena risorse, con un impatto a dir poco negativo sul sistema italiano e, forse ancor più drammaticamente, pesa sui giovani professionisti del nostro Paese?

Fate spazio ai giovani talentuosi e volenterosi di mettere il proprio sapere al servizio del nostro Paese!

In bocca al lupo, Mary! E grazie infinite.

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