Intervista alle ragazze di Studio Pivot

La storia di questo mese ci riporta finalmente in Italia. Conosciamo Beatrice Roccetti Campagnoli e Vittoria de Petra, co-direttrici di Studio Pivot fondato nel 2013 insieme a Elisa Gavotti Basilj e Carolina Zavanella. Studio Pivot nasce con lo scopo di promuovere e sostenere l’arte e la cultura emergenti in Italia. Da quel momento fino ad oggi si può dire che ci sia riuscito: con 16 progetti ed esposizioni, 4 fiere internazionali, la collaborazione con più di 30 artisti giovani e ancora tanti lavori in cantiere.

Da sempre Studio Pivot si pone infatti come obiettivo la diffusione dell’arte emergente utilizzando spazi non convenzionali, delle non-gallerie o semplicemente luoghi nati con un obiettivo diverso da quello espositivo. La finalità ultima è quella di rivoluzionare il mondo dell’arte rendendolo accessibile anche a chi non fa parte del circuito culturale/artistico ed ovviare quindi a quella tendenziale esclusività che il panorama artistico si è costruito in questi anni.

Conosciamo allora queste ragazze che hanno deciso di sviluppare in Italia il loro progetto.

 

Studio Pivot lavora in tutto il mondo, dall’Europa alla Cina, ma le sue basi e le sue radici sono in Italia, perché questa scelta?

La culla di Studio Pivot è Roma, dove abbiamo articolato le idee e i progetti iniziali. Tuttavia i primi passi li abbiamo mossi all’estero, in occasione della prima edizione della START Art Fair alla Saatchi Gallery di Londra. La fiera, una delle prime ad approfondire a livello internazionale il discorso sulle novità emergenti, ha selezionato la nostra proposta artistica. La nostra prima partecipazione internazionale è stata sostenuta da Fondazione Roma, BNL Gruppo BNP Paribas e Gala Energia. L’organizzazione, gli sponsor e gli artisti hanno creduto in noi. Questa fiducia ci ha consentito di prendere parte ad un’esperienza fondamentale che ci ha insegnato moltissimo: confrontarsi con una struttura e un’organizzazione di alto livello e qualità riconosciuta a livello internazionale. Poi sono venute le esperienze della Contemporary Istanbul, dell’Asia Contemporary Art Show (collaterale di Art Basel Hong Kong) e della seconda partecipazione a START.

 

Avete lavorato a Londra, Istanbul e ad Hong Kong, cosa vi portate dietro da quelle esperienze?

Di certo la preparazione a sfide importanti. Iniziare a lavorare con enti internazionali, viaggiare, predisporre esposizioni non “giocando in casa”, confrontarsi con lingue, culture e mercati diversi (come quello cinese n.d.r.), ci ha allenate ad un tipo di lavoro necessariamente puntuale. Queste esperienze sono state accompagnate dall’entusiasmo dell’esordiente ma anche dalla consapevolezza di percorrere una strada che non si affronta senza avere piedi ben saldi a terra, la mente predisposta a un’evoluzione di contenuti, iniziative e qualità. Londra, Istanbul e Hong Kong sono state delle mete sempre più lontane da Roma ma che, invece di allontanarci, ci hanno avvicinate al nostro Paese, che ha accolto sempre partenze e ritorni con molta curiosità.

 

Quali sono le maggiori differenze che avete notato tra l’estero e l’Italia sul profilo professionale?

Minore difficoltà nel relazionarsi a strutture istituzionali, una predisposizione positiva ed entusiasta nei confronti dei giovani che iniziano a lavorare nel settore, una definizione e un godimento più ampi dell’arte, maggiore unità e propensione a un ricambio generazionale e, infine, meno formalità e più sostanza.

 

La galleria è un format superato? Oppure si tratta di semplici modelli diversi? Quale e dove sarà il futuro dell’arte?

La galleria è un modello strutturale che funzionerà per sempre e soprattutto ci auguriamo sia così. Tuttavia abbiamo deciso di uscire da uno schema consolidato, affascinate dalle opportunità stesse offerte dalla città e dai suoi abitanti. Una varietà irresistibile. In questo modo possiamo coinvolgere artisti più giovani e non, misurandoci tutti con spazi stimolanti e committenze private, sollecitando sempre il pubblico ad apprezzare qualcosa di diverso in ambiti nuovi. Non possiamo essere noi a immaginare dove e quale sarà il futuro dell’arte, perché ci siamo appena affacciate in questo meraviglioso settore. Al momento stiamo osservando l’orizzonte per studiare la nostra direzione, con la speranza che la meta sia la stessa!

 

Dove vi vedete tra dieci anni? e soprattutto, ci sarà ancora l’Italia nel vostro futuro?

Non sappiamo dove saremo ma la certezza è che il nostro impegno sarà rivolto alla diffusione dell’arte e della cultura. Al momento siamo qui, in una Roma “marziana” che sembrava assopita, intorpidita e culturalmente statica. Di recente ha ripreso a fiorire di contenuti artistici a tutto tondo tra arte, street art, musica, letteratura, cinema e startup. Siamo contente e ce lo diciamo spesso, soprattutto perché, evidentemente, non siamo le uniche giovani ad essere convinte dell’importanza di cogliere le opportunità dove gli altri non le vedono, trasformando il rischio in qualcosa di nuovo. È bello che molti coetanei si stiano muovendo come noi, sfidando la crisi per rigenerare il Paese. Infine speriamo di continuare a crescere insieme agli artisti con i quali stiamo iniziando a collaborare ma senza abbandonare la ricerca e la scoperta dei più giovani, garantendo spazio al talento e rafforzando un network propositivo e forte di giovani gallerie e professionisti del settore. Suona come un’utopia, una realtà lontana ma che faremo di tutto per realizzarla.

 

Beh che dire, nel nostro bel Paese si parla sempre più spesso di quanto are e cultura debbano riappropriarsi di quel ruolo protagonista che dovrebbe spettargli, sempre più di frequente assistiamo a dibattiti – anche politici – dedicati all’economia della cultura, a quanto l’arte potrebbe far bene non solo all’anima ma anche alle tasche e allo sviluppo di giovani talenti e imprenditori italiani. Simao quindi lieti di aver incontrato quattro ragazze che nell’arte hanno creduto e investito fino ad aver fatto dell’arte un vero e proprio lavoro apprezzato anche all’estero. Un ritorno in patria dopo le prime esperienze “fuori casa” e tanta, tanta voglia di fare e speranza per una Roma assopita che sembra avere una voglia matta di svegliarsi. E se a risvegliare Roma e il Paese possono essere i giovani talenti, l’arte e la cultura, noi di The Italians non possiamo che dircene fieri!

E voi, avete anche voi cantiere un progetto artistico e culturale che vorreste sviluppare? Raccontateci la vostra esperienza e… non perdete d’occhio il nostro policy lab, il team Economia della Cultura sta per partire!

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