Intervista a Isabella Abate, Disbursement Professional a Bratislava

Oggi The Italians atterra nella fredda ma accogliente Slovacchia e più precisamente a Bratislava! L’Italians del mese è Isabella, origini campane, 26 anni e un passato accademico e lavorativo diviso tra Roma, New York City, Nizza, Berlino, fino ad arrivare a dov’è oggi.
A Bratislava Isabella lavora in IBM come Disbursement professional, ma non esclude cambiamenti e nuove avventure per il futuro… Ma cosa pensa delle sue esperienze passate, del suo Paese e delle opportunità che il suo continuo viaggiare le hanno offerto lo scopriamo adesso, con la nostra consueta intervista mensile.
… buona lettura!

 

Ciao Isabella, sappiamo che ormai da un paio d’anni vivi a Bratislava, dopo un’esperienza Berlinese presso l’istituto di cultura diplomatica, e che in Slovacchia lavori come Disbursement Professional all’IBM. Raccontaci come mai sei lì, com’è iniziata la tua storia.

Avevo appena finito il master in studi diplomatici alla SIOI e stavo inviando application in giro per il mondo. Mi é sempre piaciuto viaggiare e dopo le due esperienze di soggiorno all’estero a NY e Nizza, avevo voglia di iniziare una nuova avventura! Ho cosi concluso il mio tirocinio a Roma presso l’archivio Disarmo e sono stata assunta dall’Istituto di diplomazia culturale a Berlino. Dopo quasi un anno, stavo gia pensando di cambiare paese e vivere in un posto nuovo. Ho colto cosi l’occasione di tasferirmi a Bratislava dopo aver superato le selezionibdi ingresso in IBM. Ho scelto il lavoro prima di scegliere la citta!

 

Quali sono le opportunità che a Bratislava hai trovato e che in Italia invece non c’erano?

Bratislava é una città giovane, che deve ancora imparare ad essere una capitale! Ci sono molte multinazionali che hanno aperto i loro uffici qui non da molto tempo. La città é in crescita, ma si respira ancora, sotto molto aspetti, l’aria del post-comunismo.

Sicuramente il mercato del lavoro é molto dinamico e aperto ai giovani. Si cerca e si trova lavoro in poco tempo. Le vacancies sono molte, soprattutto per le entry level position in aziende prestigiose come IBM. Credo che questa sia la maggiore differenza con l’Italia e la ricchezza più grande per gli stranieri a Bratislava: la possibilità di non doversi accontentare del primo lavoro che capita

Intendi fermarti a Bratislava (SK) o il desiderio di tornare nel tuo Paese è ancora forte? 

Non ho mai avuto un forte legame con il mio paese di origine e la curiosità e i nuovi stimoli che provengono dall’estero, mi spingono a vivere in contesti sempre nuovi. É un po come se non smettessi mai di mettermi alla prova e la ragione per la quale non ho mai cercato lavoro in Italia.

 

A tuo parere la mancata corrispondenza tra capacità acquisite durante il percorso di studi e il mondo del lavoro sia uno dei fattori fondamentali della fuga dei talenti italiani? O quali sono secondo te le motivazioni di questo fenomeno?

Non credo questo sia il fattore determinante, piuttosto la poca propensione a riconoscere il merito ed il valore aggiunto di molti.

 

Paragonando l’Italia ai Paesi nei quali hai vissuto possiamo quindi dire che credi che in Italia la meritocrazia sia qualcosa di dimenticato? 

Mi rifaccio alla mia risposta precedente! All’estero c’é più competitività: le persone sono più semplici e disposte a mettersi in discussione. Si parte dal concerto del nulla ti é dovuto e tutto é da dimostrare.

 

Se fossi restata in Italia, credi che il tuo attuale stile di vita e la tua posizione lavorativa sarebbero arrivate lo stesso?

Nel mio caso concerto, no. IBM Italia non ha praticamente vacancies per gli entry level nel settore di supporto ai business partners. Probabilmente, avrei avuto più chances di lavorare nel privato in aziende più piccole, con contratti di apprendistato.

 

Quali sono le differenze che hai potuto constatare nel mondo del lavoro in Italia e in Slovacchia?

Come ho già accennato, la principiale differenza è la dinamicità del mercato del lavoro in Slovacchia, caratterizzato da continue job openings (anche se con salari bassi) in diversi settori. Certamente, poi, essendo per la maggior parte entry level positions, le qualifiche richieste sono minori ed è più facile essere assunti, soprattutto per i giovani,

 

Cosa pensi che manchi all’Italia per riportare le proprie eccellenze a servizio del Paese e cosa dovrebbe fare, secondo te, per incentivare questo ritorno (o far sì che non si scappi più)? E cosa pensi, personalmente, di questa continua fuoriuscita di talenti?

Credo che in ogni stato ci siano problemi riguardanti il mercato del lavoro, sebbene le realtà siano diverse. Credo che un 50% dei giovani italiani che cercano lavoro all’estero lo faccia indipendentemente dalla situazione lavorativa in Italia e piuttosto per scelta. Certo, come ben sappiamo la disoccupazione giovanile è a livelli ben elevati (più del 42% secondo dati OCSE) e questo spinge una fetta importante della popolazione ad “emigrare”. Probabilmente, per incentivare il ritorno dei giovani lavoratori dall’estero bisognerebbe pensare ad investire sulle loro capacita’, ma questa é un’altra storia…

 

Skill e mondo del lavoro, capacità individuali ed opportunità. Concetti a noi cari e sempre al centro del nostro ragionamento e dei nostri progetti. Qualcosa che in Italia pare – purtroppo – lontano dalla realtà e che vorremmo riportare al centro del dibattito nel nostro Paese.
Nel caso di Isabella l’estero è stato una scelta, non un obbligo o l’ultima spiaggia, ma come lei stessa ci racconta, in Italia probabilmente sarebbe ancora alle prese con contratti di apprendistato e probabilmente, come lei stessa suggerisce, bisognerebbe ripartire proprio sulle capacità di ognuno ed investire affinché esse possano crescere e venire sfruttate, nel senso più nobile del termine, al servizio del Paese!

Ringraziamo Isabella per aver condiviso con noi la sua storia e i suoi pensieri, ora però aspettiamo di sentire cosa ne pensate voi! A presto!

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