Intervista a Eleonora Ossola, direttrice commerciale a Timbuktu Labs, la start up delle Bambine Ribelli

Da quando è uscito non si è parlato d’altro. Anzi, da quando sono usciti: i due libri delle Bambine Ribelli (Good night stories for rebel girls 1 e 2) sono stati un vero e proprio caso editoriale, un successo del crouwfunding. Non siamo qui a dirvi i numeri, che tanto quelli li trovate poco più sotto.

Adesso vogliamo presentarvi la nostra Italian del mese: Eleonora Ossola, 33 anni, nata a Tradate (Varese) ma cresciuta tra la ridente Venegono Inferiore e NYC, Milano e Londra. Anche lei è parte della grande famiglia delle Bambine Ribelli. Dopo aver lavorato circa 10 anni nell’editoria e 8 in radio, infatti, attualmente si trova a Londra dove è Global Sales Director a Timbuktu Labs, la start up delle rebel girls.

Tra le sue passioni c’è anche la danza, il suo primo amore: dai 4 ai 19 anni ha studiato danza classica tra Varese e Milano, mentre a NYC ha studiato contemporanea alla Martha Graham School of Contemporary Dance. E poi la radio, ovviamente, la musica e le storie. Soprattutto quelle al femminile.

Ciao Eleonora! Iniziamo subito dal tuo lavoro come direttore commerciale di Timbuktu Labs, la start-up delle Bambine Ribelli. Di cosa ti occupi nello specifico e come sei arrivata a farlo?

Sono direttrice commerciale a Timbuktu Labs, sono capo del sales team e responsabile delle vendite dei nostri libri in lingua inglese. Praticamente il mio scopo è quello di assicurare che i nostri libri siano in tutte le librerie, di tutto il mondo!
Conoscevo il fenomeno Rebel Girls appena uscito perché non si parlava di altro nel mondo dell’editoria, ma sono entrata in contatto con il team di Timbuktu grazie ad una mia amica che ha ricevuto una newsletter dove si diceva che erano alla ricerca di un sales director. Ho quindi risposto all’email e atteso… dopo qualche settimana è arrivata la risposta, poi il colloquio via Skype e da lì è scoccata immediatamente la scintilla.

Ma soprattutto: che emozione è far parte di questo progetto così forte e inclusivo? So che sei tornata da poco da un viaggio per Shanghai per Rebel Girls e da uno per Francoforte. La tua vita con questo lavoro è cambiata così tanto oppure è sempre stata con la valigia in mano?

Timbuktu rappresenta esattamente dove voglio essere ora: un gruppo di talenti che lavorano per divulgare un messaggio ben preciso, ovvero che il genere non deve limitare le opportunità di una persona. A Timbuktu si respira un’aria molto stimolante: si lavora senza sosta e l’entusiasmo è sempre palpabile, ma chiaramente in un ambiente così dinamico e veloce non si scappa allo stress. Ma se si ama quello che si fa e se lo scopo è chiaro allora la stanchezza e la paura passano in secondo piano.
Stavo aspettando un’occasione così. Ero stanca di lavorare per grandi aziende dove difficilmente ti senti partecipe delle cose. Aspettavo di potermi sentire responsabile e di poter mettere a frutto le mie qualità per uno scopo che sentivo mio, e finalmente ho incontrato la famiglia delle Rebel Girls.
Da quando vivo a Londra ho sempre viaggiato molto, ma da quando lavoro per Timbuktu sono praticamente sempre in giro. Tra pochi giorni partirò per Los Angeles dove abbiamo la sede principale, e da lì poi andrò in Australia dove stiamo aprendo un centro logistico di spedizione dei nostri libri.
Quando comunichi con tutto il mondo è essenziale viaggiare per conoscere le persone con cui lavori ed entrare in contatto con le culture e dinamiche locali.
Però attenzione, viaggiare per lavoro non è come andare in vacanza. A volte non hai nemmeno il tempo di mettere il naso fuori ed esplorare le città dove ti trovi. Spesso sei solo e passi moltissimo tempo sospeso in aereo (sono in grado di passare 10 ore a guardare film senza chiudere occhio). Però è un ottimo modo per assaporare come si vive altrove.
Ho amici commerciali che per esempio non amano viaggiare così spesso. Non è per tutti.

Good Night Stories for Rebel Girls” è forse uno dei libri che ha avuto più successo economico in una campagna di Crowfounding lanciata su Kickstarter. Ad oggi, con il volume numero 2 nelle librerie di tutta Italia (e non solo!), a cosa pensi sia dovuto questo enorme interesse? È la riscossa del potere femminile?

Good Night Stories for Rebel Girls è il secondo libro più venduto nella storia del crowdfunding, battuto da Good Night Stories for Rebel Girls 2! Abbiamo appena lanciato il nuovo titolo I Am A Rebel Girls che ha raggiunto il target su Kickstarter in solo 8 ore!
Sono tanti i motivi per cui i nostri volumi hanno avuto così tanto successo (hanno venduto oltre 3 milioni di copie in meno di due anni e sono stati tradotti in oltre 47 lingue – sono numeri folli!). Senza dubbio le autrici Elena Favilli e Francesca Cavallo hanno saputo riconoscere e colmare un grande vuoto che mancava nell’offerta editoriale di sempre. La tempistica è stata perfetta, infatti il crowdfunding del volume 1 è uscito in America durante la campagna elettorale di Hillary Clinton alla presidenza e poco prima del movimento #metoo. La qualità dei libri è eccezionale: dal design alle illustrazioni, dal format al contenuto. Il lavoro di marketing e comunicazione è un altro punto di forza di Timbuktu che, oltre a produrre e distribuire i propri contenuti in maniera totalmente indipendente, è in contatto diretto con i priori lettori e followers. Oltre ai prodotti in se, anche l’approccio di lavoro e il business model di Timbuktu Labs sono completamente rivoluzionari e innovativi.

Qualche anticipazione su quello che verrà dopo: cosa dobbiamo aspettarci noi fan di Bambine Ribelli? Ci sono altri progetti o altri temi che state sviluppando? Magari anche in patria?
Ci sono moltissime idee chiaramente. Al momento posso dire che il 5 dicembre uscirà I Am A Rebel Girl: A journal to start revolutions. E’ rivolto a tutte le rebel girls nel mondo: è arrivato il momento di essere le bambine ribelli che avete sempre voluto, reclamare il vostro spazio nella società e dare voce alla rivoluzione che è in voi! Ovviamente uscirà anche in italiano.
A primavera dell’anno prossimo uscirà la seconda serie di podcast, dopo l’incredibile successo della prima.
E poi… e poi stay tuned e stay rebel!

Prima di Rebel Girls hai avuto diverse esperienze lavorative, come quella di Responsabile internazionale delle vendite della Scholastic, una casa editrice tra le più rinomate. Potresti raccontarcele brevemente? Inoltre: credi che in Italia non avresti potuto trovare le stesse opportunità professionali, ci hai provato, oppure faceva parte di un tuo progetto lavorare in un altro paese?
Ci ho provato eccome, in Italia. Nel mondo della radio mi è stato detto che, per quanto brava, non ero un nome conosciuto e quindi le possibilità si riducevano drasticamente.
Per quanto riguarda il publishing, ho lavorato per una casa editrice Milanese (Tsunami edizioni) la quale mi ha permesso di esplorare e fare i primi passi nel mondo dell’editoria. Sono tuttora molto grata a Eugenio, Max e Donatella per avermi preso con loro. Purtroppo però in Italia le possibilità sono limitate e si valorizza molto poco chi fa i libri.
Ho quindi deciso di dare una svolta alla mia vita e venire a Londra… come vedi l’ambizione (a volte estrema) non mi manca. Scholastic per me è stata un’esperienza fantastica perché mi hanno sempre dato la possibilità di proporre e seguire progetti nuovi, fidandosi del mio giudizio.
Ho anche avuto la fortuna di lavorare a fianco di colui che è poi diventato il mio primo mentore in campo professionale, Gordon Knowles (Managing Director a Scholastic). Gordon è stato il primo a insegnarmi le dinamiche dei mercati internazionali e a capire davvero il mio potenziale. Siamo rimasti molto amici.

Tornando sul personale: la tua vita lontano da casa è iniziata molto presto, quando avevi solo 19 anni. Cosa ti ha spinto a prendere questa decisione? Che sogni avevi e quanto, ad oggi, ti ritieni soddisfatta?

Ho deciso di lasciare l’Italia la prima volta a 19 anni per andare a studiare a NYC. La mia grande passione è sempre stata la danza e volevo assolutamente farne una professione, una volta finiti gli studi obbligatori. Purtroppo però per fare la ballerina professionista, oltre a tanta disciplina e passione, ci vogliono anche certe predisposizioni fisiche che non avevo e quindi… non sono scesa a compromessi e ho deciso di prendere altre strade. A malincuore ho finito il primo anno a NYC e sono tornata in Italia. Difficile, ma è stata la scelta migliore per me. Una volta a Milano mi sono iscritta all’Università e li ho vissuto qualche anno barcamenandomi tra studio e lavoro (ho co-condotto Passengers su LifeGate Radio e altri programmi satellite). Sono laureata in Lingue e Letterature Straniere (russo, francese, inglese e spagnolo).
Ho lavorato qualche anno a Milano in editoria ma la totale desolazione lavorativa che regna in Italia mi ha schiacciato. Sono molto critica nei confronti dell’Italia perché è un paese che non da’ possibilità. C’è come una coltre di apatia nel mondo lavorativo italiano che mi ha sempre molto depresso.
Quindi ho dato le dimissioni, ho fatto le valigie e a gennaio 2013 sono venuta a Londra a lavare pavimenti mentre facevo uno stage gratuito per una casa editrice (giusto per entrare nel mondo editoriale inglese). A settembre 2013 sono stata assunta a Scholastic per coprire a una maternità e dopo 2 anni ero Manager del dipartimento ELT. Sono rimasta a Scholastic circa 4 anni. In 4 anni a Londra ho fatto quello che in Italia neanche in 10.
Oggi sono felicissima perché sento che sto investendo le mie energie in qualcosa in cui credo molto, quindi ogni sforzo vale la pena e vedo il segno delle mie azioni.
Il futuro mi ha sempre preoccupato poco, qualsiasi cosa mi si prospetta davanti la saprò gestire. Sono molto pragmatica.

Due delle tue passioni, la danza e la radio: com’è differente anche solo l’approccio a queste due professioni in Italia rispetto che a Londra o in America? Parole come “meritocrazia” o “opportunità” non entrate a far parte della quotidianità?
La danza e la radio sono le mie più grandi passioni, premettiamo, ma non le uniche. Oltre ad adorare la musica (sono cresciuta a pane e musica classica ma sono sempre in costante ricerca di brani che non conosco), mi piace moltissimo relazionarmi con le persone e raccontare storie. Sono molto curiosa. Molto.
Infatti… Sin da bimba ho avuto mille hobby e tra le varie cose ho studiato ci sono il pattinaggio sul ghiaccio, recitazione, tip tap, baseball, chitarra classica e pianoforte. Al momento la mia grande valvola di sfogo è andare nuotare, soprattutto se in acque aperte. Qui a Londra vado nel Tamigi (dove balneabile) o alla piscina all’aperto di London Fields.
In generale in Italia si valorizza poco il talento e la passione, mentre si da troppo spazio a meccanismi malsani e molto conservatori. Posso dire  che a Londra c’è la possibilità di provare, sperimentare ed essere presi sul serio. C’è molto meno pregiudizio e più elasticità mentale. Ovviamente c’è anche molta più competizione e la gara può essere spietata, ma se la si guarda dal punto di vista positivo dello stimolo a fare meglio, Londra è una città viva e che brulica di idee e talenti.

Adesso la tua vita è stabile a Londra, forse una delle mete più amate degli expat italiani. Com’è realmente vivere lì? Ci sono miti da sfatare? Ti senti ben accetta oppure hai dovuto superare dei pregiudizi?
Come ho accennato sopra, Londra è una città stimolante. Dopo 5 anni io mi sento a casa.
Miti da sfatare: gli inglesi non sono freddi, sono solo più onesti (anche quando ti dicono di non avere voglia di interagire) e si mangia benissimo. Con il fatto che a Londra convivono moltissime culture diversi, trovi ottimo cibo da ogni dove. Il tempo ecco, quello è tragico come si racconta: diluvia ed esce il sole nella stessa ora, però si sopravvive.

E per quanto riguarda la Brexit: Che clima si respira in questo momento, e cosa cambia per voi italiani che studiate o lavorate lì? Vi sentite in qualche modo minacciati da questa nuova situazione, magari più “diversi” rispetto a prima?
Brexit = confusione. Direi che al momento non si capisce molto cosa accadrà. Sicuramente sarà molto più complesso per gli europei entrare in UK dopo Marzo 2019 però attendiamo di scoprire il risultato finale…Nel mentre la vita di tutti i giorni non è cambiata molto, no.

Per concludere, una domanda di rito: quali sono i tuoi prossimi progetti? Hai in programma di tornare presto in Italia, sfruttando magari le tue competenze e il tuo talento accresciuto dalle molteplici realtà di vita conosciute, per migliorarla e aiutarla nella crescita?
In tutta sincerità no, non ho intenzione di tornare in Italia. Mai dire mai, ma al momento non lo vedo proprio possibile.
L’Italia è un paese stupendo se si pensa alla storia, alla cultura, al cibo, alla lingua… Ineguagliabile. Mi mancano i laghi delle mie zone, il profumo dei boschi, il pane fresco della panetteria in piazza, le campane della domenica, il bianchetto al circolino con amici e gli anziani del paese che ti conoscono per nome… Ma la situazione politica attuale mi spaventa tantissimo e non so se riuscirei a riadattarmi a quel clima di negatività e chiusura mentale. Ogni tanto scherzo con i miei genitori e gli dico “Ragazzi iniziate a imparare l’inglese perché io non torno, sarete voi a trasferirvi su da me!”.
Spesso sento dire che gli expat hanno girato le spalle al loro paese e che sarebbero dovuti rimanere a cambiare la situazione. Innanzitutto ci sono persone che hanno voglia di tornare a casa dopo un’esperienza all’estero e questo è un enorme dono che si fa al proprio paese perché si importa una ricambio di energie vitale. E poi io la vedo proprio al contrario: è a noi che il nostro paese ha girato le spalle quando non ha deciso di investire sui giovani, sulle idee, sui talenti, sull’educazione e sulle possibilità di carriera.
Costruirsi una vita all’estero non è sempre facile, anzi. Ma vale la pena provare.

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