OnVautMieuxQueCa (MeritiamoDiPiù)

Il primo post è una presentazione, e una confessione. Non sono mai stato per il racconto di sé, né in terza né in prima persona, ho sempre preferito che a dire di più fosse la modulazione dei registri linguistici, la capacità di variare i comportamenti in contesti differenti, una narrazione, una descrizione, la sequenza delle parole. Tutt’al più ho fatto ricorso al politicizzato “noi”. Questo fa di me un anti-blogger? Il mio atteggiamento, devo ammetterlo, sarebbe davvero curioso e mi esporrebbe giustamente a una forte contraddizione. L’idea invece è quella di aprirsi alla molteplice varietà degli avvenimenti e degli interlocutori che attraverso questo spazio spero d’incontrare valorizzando le esperienze, i sentimenti, le ragioni di chi se ne sta lontano dalla sua terra. Per orientarmi tenterò di seguire solo una semplice regola che forse potrebbe incontrare il favore di qualcuno e ridurre l’iniziale imbarazzo: non contrapporre le parole ai fatti.

Segue post vero e proprio.

Settimane fala Francia è stata attraversata da una breve ondata di manifestazioni sfociate in scioperi (e il contrario). La scintilla che ha mobilitato gran parte della sinistra e dei sindacati è stata la proposta del ministro del lavoro Myriam El Khomri di modificare alcuni importanti punti che regolano il diritto del lavoro francese. Non vale la pena soffermarsi sull’analisi minuziosa delle modifiche che vanno, tutte o quasi, verso una riduzione di determinati diritti per garantire una maggiore flessibilità e produttività del lavoro, ma può essere utile soffermarsi sulla modalità che hanno opposto studenti e sindacati al governo e ad una riforma sostenuta dalla Confidustria francese (MEDEF) e da uno dei suoi più importanti referenti, il ministro dell’economia Emmanuel Macron.
In un paese dai riti fortemente codificati nel quale la classe dirigente è storicamente selezionata sulla base di una preparazione tecnico burocratica alla carriera politica acquisita perlopiù in scuole d’élite, a ribaltare il tavolo è bastata una petizione on line partita da una militante femminista in rotta con il partito socialista. Più di 850 mila firme in meno di una settimana hanno fatto in modo che i sindacati seguissero la mobilitazione e il governo fosse costretto, dopo le tante dimostrazioni organizzate in tutta la Francia, a riesaminare il provvedimento.
Dalle rivoluzioni tradite del mondo arabo fino alla vecchia Europa, da Teheran 2009 alla Parigi del post 13 novembre, la “disintermediazione” dei conflitti come quella dei rapporti sociali si conferma ormai una realtà capace di trainare la mobilitazione e di modificare il corso degli eventi.

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