Brexit Referendum: “Tornatene nel tuo Paese”

Va bene, sì, ha vinto il Leave. “Speriamo di riuscire a farvi tornare tutti nel vostro Paese, con tutti i lavori che ci prendete e i servizi che sfruttate“. Ho dovuto quasi pizzicarmi il braccio e chiedere di ripetere, “Non ho capito bene scusa”. È stata una prova simil-esperimento sociale, avere a che fare con un caso di discriminazione e intolleranza di prima persona, senza nemmeno nominare il contesto completamente inopportuno dell’essere a una festa a casa di amici di amici. Già, spiegatelo voi, agli stranieri, che ci sono Italians di tutti i colori – anche con mozzarella skin e tratti che sanno davvero poco di “sorella segreta di Monica Bellucci”.  Ma certo, corredata da classiche battute anglosassoni sulle linee del “gli Italiani non sono bianchi anche se tu poi lo sembri”. Molte grazie, queste mi mancavano. Cosa si aspettano di sentire quando mi presento come Italiana?

Questo è successo ben prima del terremoto Brexit, un paio di mesi fa. Chi era con me ha scosso la testa, prendendomi per il gomito e tirandomi via dal cerchio di twenty-somethings con birre in mano, “non lo ascoltare, è chiaramente un idiota”. Già, non tutti i 18-25 hanno votato Remain, non tutti si sentono generazione Erasmus, e – dato poco citato – solo il 40% degli aventi diritto in quella fascia si è comunque recato a votare. Un trionfo di democrazia diretta, ci dicono qui, “mica come voi ex-fascisti che nella vostra Costituzione avete scritto che i referendum non possono toccare trattati internazionali, che poi, ascolta, l’UE è politica domestica ormai no?” – e salutiamo qui anche un bel paragone col Duce, grazie molte di nuovo.

Si è sempre l’immigrato di qualcun altro, e in questo si deve sottostare allo stesso miscuglio di pregiudizi, domande, risentimento e sospetti che inconsciamente ‘a casa nostra’ proiettiamo tutti su chi entra in Italia. Complice il caldo umido del mio nuovo appartamento – un piccolo ma accogliente terzo piano / loft / sottotetto – ho dormito notti agitate, a volte chiedendomi cosa mi faccia vivere in un Paese dove la chiamata al voto negli ultimi mesi ha dipinto me e quelli come me come chi ruba il lavoro agli onesti cittadini britannici, e contemporaneamente se la spassa vivendo di contributi statali, i  benefits… pagati coi contributi dello stesso onesto cittadino britannico.

Non importa alla retorica politica del momento che si lavori in un ufficio, in un ristorante o in un negozio, che si abbia esperienza o si sia solo alle prime armi: la divisione tra chi è benvenuto e chi meno, tra high skilled e low skilled verrà appena si aprono le trattative con Bruxelles (only the brightest and the best!, Vogliamo er mejo e sciò tutti gli altri!). Ora come ora, sarei un gatto di Schrödinger, se solo non vi fossi allergica.

Mi riesce davvero difficile applicare a me stessa quei vizi e virtù e stereotipi che ci si aspetta dalle categorie “immigrato” e “Italian” già da separate, figuriamoci nel nesso “immigrato italiano”. Di quale idealismo beato mi sono nutrita in questi anni?! Uno dei momenti di confusione, un senso di tradimento di cui non riesco bene a liberarmi. Non è un segreto che la campagna del Leave sia stata centrata sull’immigrazione di massa, nascosta dallo slogan ufficiale del “Riprendiamo il controllo del nostro Paese”, e alla fine in quel calderone ci sono per forza anche io giusto? Non sono certo un’eccezione – la burocrazia e le regole si complicheranno anche per me indipendentemente da quanto presto o tardi Cameron (o chi per lui) deciderà di far partire il countdown dei 2 anni di trattative per uscire dall’UE.

Allora, me ne torno nel mio Paese come mi è stato suggerito sia di persona da individui poco raccomandabili sia dal clima accusatorio e irritato dell’Inglese medio? “You will be fine“, mica ti deporteranno, “Londra tra l’altro mica è l’Inghilterra vera”. Vengo rassicurata ogni giorno, e ne sono convinta, complice una nuova carriera corredata da contratto a tempo indeterminato e residenza in un quartiere hipster e in piena gentrificazione in Zona 2. We will be fine.

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