Formentera – Autenticità Mediterranea fra l’apparenza Little Italy e hippie di plastica

Il gelido freddo invernale torna nuovamente a fare capolino, lasciando alle spalle il ricordo delle spiagge bianche ed incontaminate di Formentera.

83 chilometri quadrati di natura rigogliosa e mare cristallino che creano un nascondiglio perfetto per la società spagnola, ormai in minoranza in un’isola che avverte ogni giorno come meno “propria”.

Selvaggia e sconosciuta al turismo, è a partire dagli anni ’60, che l’isola iniziò ad attrarre turisti alla disperata ricerca di tranquillità ed isolamento.

In coincidenza con l’inizio del movimento Hippie l’isola divenne un rifugio per giovani nordamericani in fuga dalla guerra del Vietnam.

La loro filosofia “Make love, Not war” si rispecchiava perfettamente e sembrava quasi prendere forma dalla purezza dall’isola, fattore che attrasse artisti del calibro di Bob Dylan, Pink Floyd, Bob Marley incuriositi del richiamo di libertà che Formentera rappresentava.

Il turismo internazionale e libertario degli anni ’60 è ormai stato sostituito da tempo dalla predominanza egemonica di tedeschi, francesi, britannici e soprattutto italiani nel mese di agosto, rimpiazzando il turismo spagnolo.

Sotto il motto: “L’isola assoluta, l’ultimo paradiso” le campagne di marketing volsero la loro attenzione a clienti dall’alto potere acquisitivo,  come celebrità e sportivi italiani, attratti soprattutto dalla privacy che Formentera offriva.

L’ascesa del turismo italiano sull’isola coincise precisamente con il crollo del turismo tedesco conseguente la caduta del muro di Berlino, in più la recessione economica spagnola fece si che Formentera non fosse conveniente per i Teutoni.

La comunità italiana di fatto è stata l’unica a crescere, delineando un incremento importante nel settore dei servizi associato ad un marchio italiano, che mantiene  però l’attrattiva di destinazione insulare Mediterranea.

Ad oggi non solo la presenza di imprenditori è diventata evidente, ma un numero significativo di italiani è passato ad abitare l’isola solo nel periodo estivo, a stabilirvisi tutto l’anno, dove sono perfettamente integrati, così come altre nazionalità.

Tenendo conto che la popolazione non spagnola per Formentera raggiunge il 35% del totale dei residenti, gli italiani registrati un anno fa erano 1.022.

In fondo Formentera è abbastanza lontana per essere un buon rifugio e sufficientemente vicina per non scappare per sempre…

Visto dalla spiaggia bianca e selvaggia, il nazionalismo, di qualunque bandiera esso sia, si sgretola come un castello di sabbia e lascia spazio ad un mix di culture che le rende impermeabili alla convivenza.

Per questo motivo, non è strano veder convivere in pace ed armonia ginepri polverosi, greggi di capre ed anziani hippie, con designer internazionali e milionari bohémien ritirati in case dall’aspetto rustico, ma dal valore di milioni di euro.

“L’Isola toccata dagli dei, scolpita dai contadini ed abbracciata dai ribelli” muta completamente dipendendo dal periodo dell’anno.

Isolata e quasi deserta durante l’anno, fatica a mostrare il suo volto più ancestrale tra la marea di turisti che ogni anno accorrono a flotte nei mesi di luglio e agosto nella disperata ricerca della felicità che sembra molto più accessibile a Formentera, che in qualsiasi altro posto.

Gli italiani hanno si contribuito a rendere Formentera il paradiso di coloro che cercano il connubio perfetto tra il naturale e il sofisticato, tra il basso profilo e l’opulenza, ma al caro prezzo dell’anima.

Questo spoglio non passa inosservato all’osservatore attento che capita sull’isola nei mesi estivi. È una sensazione di tradimento dell’utopia che non sono riuscita a togliermi di dosso.

La mia ultima istanza sull’isola è coincisa proprio con l’annuale Festa “hippie” Flower Power che raduna ogni estate una moltitudine di turisti over 35 e millennials al Faro de la Mola, capo Nord dell’Isola.

Addobbano i loro capelli con fiori rigorosamente di plastica e vestono vestiti dai colori sgargianti, ballando sotto le note di classici anni ’60, ’70 e ’80, in quella che è tutta una metafora di “sesso, droga e rock & roll” della filosofia hippie, perduta e riconvertita in edonismo capitalista e vuota nel significato.

Hippie di Plastica, caricature degli ultimi veri hippie rimasti ormai in minoranza sull’isola, ma che continuano a trasmettere i loro messaggi libertari di Peace & Love, in un paesaggio criogenizzato che aspetta silenzioso e puro di resuscitare all’affacciarsi dei primi raggi del sole di ottobre.

Finalmente è arrivato il tanto agognato ottobre e Formentera si prepara a dire addio ai vestitini leggeri dei turisti e ai loro bikini dai colori fluorescenti, alle code nei bar e nei ristoranti alla ricerca disperata di un tavolo, la paella da 50 euro. Addio alla difficoltà nel cercare di stirare l’asciugamano negli angoli rocciosi delle migliori Cale, agli yacht dei multimilionari e soprattutto Addio a tutti coloro che anche quest’anno hanno raggiunto l’isola con il desidero di compiere i loro sogni di felicità, costruiti durante orribili ore di lavoro in ufficio.

 

0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Fornisci il tuo contributo!

Lascia un commento