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SE ‘STAY HUNGRY’ E TU LO SAI…

Questo è un post molto sofferto – dove vi racconto del lato più banale se volete dell’Italian emigrato. Il lato quasi di hangover, quello dove le cose non luccicano in toni marmo bianco-oro rosa, del ‘welcome to my beautiful life’, ma dove nemmeno sono disperate. Sono e basta. La vita normale tipo, quella che magari non rafforza la convinzione che la vita all’estero sia un susseguirsi di party con la Regina d’Inghilterra e start-up rivoluzionarie. Noi Italians non siamo sempre in corsa disperata per il prossimo grosso passo/progetto – proprio no, e lo scopro a spese mie. Bravo Steve (Jobs), grazie millissime, ci dai queste idee (‘Stay hungry, stay foolish!’) e poi te ne vai e io non posso prenderti a schiaffi.

La fame che ho nella testa non è molto sana: è fatta di processi e attese come antipasti, ma cerca e sogna risultati come se fossero la sola portata principale. Ed è forse, in tutta onestà, un lato che devo affrontare con una buona dose di senso critico. Si finisce per vivere all’estero come un avamposto di se’ stessi, con un bagaglio di amicizie e famiglia sempre più leggero come presenza fisica, che rimane sparso a incastro su altre latitudini e zone orarie. Ci vuole, e lo ammetto con orgoglio, una buona dose di testardaggine e determinazione per non restare troppo fermi in un posto.

Perché quando ci si ferma, si pensa. Nel mio caso, si pensa troppo. “E ora che sono qui dove volevo essere?” Non che abbia vissuto, fino ad ora, lo studio in Asia, in America, il lavorare in Europa (continente e non, per stabilirsi poi nell’isola del ‘non’) col fiato sospeso di chi deve ingozzarsi senza un domani, senza valutare e riflettere. Per carità, spesso negli ultimi anni è stato il contrario: un susseguirsi di riflessioni, riflessioni ponderate ma lampo perché spesso dettate da scadenze, opportunità che se non afferri al volo che fai, aspetti?

Io sarei capace di smettere di preoccuparmi soltanto se mi dessero una botta forte in testa. Chill. Ma che chill. Nella mia fretta di fare e ansia di arrivare, quei continui scatti da centometrista disperato, non mi sono quasi mai chiesta cosa sarebbe significato stabilizzarsi a un passo più mantenuto, da corsa lunga.

Diventa la vita di tutti i giorni, dettata da ritmi che non conoscevi ancora quando tutto era un susseguirsi di appelli e aerei da incastrare, bandi e graduatorie, piani studio e stage extracurriculari, serate di aperitivi e (finte) clausure in biblioteca. Anche se sei all’estero, diventi quell’imperturbabile individuo che sono stati, a loro tempo, i tuoi genitori, quando non ci si spiegava bene la loro assenza per sette, otto, nove ore al giorno dal lunedì al venerdì.

Ora che la carriera si avvia, il passo è cambiato, con orari da ufficio, carichi di lavoro in salita e impegni extra fissi e sobri di ogni settimana (la palestra, la birra con gli amici, i mestieri della domenica, le uscite per ‘fare due passi e sgranchirsi’). Nella mia isola di ogni giorno, mi sono ritrovata a non poter più organizzare ogni mossa da un mese per l’altro, a non dover fare magie per incastrare le mie famose ‘cose a caso’, ad avere sempre meno imprevisti, meno ignoto con cui misurarmi e meno domande di breve termine.

Io, ovviamente, dovendo problematizzare ogni cosa, vedo questa nuova fase con occhio sospetto. Fatico a cambiare quella parte frenetica che mi ha portato a Londra. E quindi, e quindi… Annaspo in cerca di sbocchi, oltre a tutta la dedizione che posso mettere nel mio lavoro: il volontariato, il book club, riprendere in mano lo studio di altre lingue, e se il dio Amazon mi sorride e non perde il mio pacco, pure il punto e croce. Il tutto per dire che ho scoperto una nuova virtù, che poco mi appartiene: la pazienza. Ma non la pazienza mordi-e-fuggi, dove poco manca a quello per cui si pazienta e in fondo si vede l’obiettivo, con quella mi sono sempre misurata. Piuttosto, la pazienza che non ha un vero volto, che si traduce nella laboriosità di ogni giorno, concedendo che questa a volte possa essere ripetitiva, nel trovare ispirazione, idee, capitale di tempo ed energie da spendere in progetti propri di ambizione e arricchimento.

La decisione di vivere all’estero si sta sedimentando con implicazioni che non erano visibili finora – in fondo è tutta questione di imparare e scoprirsi, o sbaglio? De-romanticizzando finalmente il mio status di Italian, in cui sono sicuramente molto meno glamour della studente-stagista cosmopolita di fino a un anno fa, mi rendo conto che sono qui per costruire, non per sbocconcellare. Sto navigando contro il mio cortocircuito dell’ ‘hungry and foolish ad oltranza’, e riscoprendo una Italian che quasi non conoscevo, ma con cui spero potrò convivere a lungo, sia in tempo di valigie sia in tempo di pace.

Tornando s’impara.

Una delle cose belle di vivere all’estero è avere la possibilità di fare il turista a Roma, per cui l’unico rimpianto per esserci nato è il non poterlo mai essere realmente. Lo scorso weekend, con la scusa del compleanno di uno dei miei più cari amici, ho potuto assaporare quel gusto di eterno, quella bellezza libera dalla condanna di occhi abituati, quell’eccitazione sorpresa di chi scarta un regalo non immaginandolo così bello.

Durante quest’esperienza all’estero non sono tornato spesso a Roma, se non nelle situazioni “dovute”, come Natale e Pasqua. Vuoi perché non avrebbe senso farsi ogni weekend a casa, vuoi perché ogni volta ripartire è una sofferenza, che ho cercato di limitare il più possibile.

Quando decidi di vivere all’estero, porti avanti un percorso che se interrotto continuamente, perde parte della spinta di cui si nutre. Anche perché ogni volta che si torna, automaticamente si tirano le somme dei risultati ottenuti, di quelli mancati e di quelli che dovranno venire. Ti accorgi se hai raggiunto determinati obiettivi, oppure se sei ancora lontano dal farlo. Ecco, forse tornare a casa rappresenta l’unità di misura con cui valuti quanti cambiamenti ci sono stati, per te, i tuoi amici, la tua città. E l’unico modo per vederli è distaccarsi dal contesto ed ammirare tutto da una prospettiva neutrale, perché l’abitudine copre gli occhi e rende le differenze sfocate, impossibili da percepire.

No, Roma non è migliorata così tanto da poter dire di avercela fatta. Ciò che è migliorato, però, siamo noi. La generazione italiana, quella nata nel benessere di un paese ubriaco ed ingordo e precipitata nel malessere di un paese rimasto vittima dei propri vizi e del proprio egoismo. La generazione che per limiti d’età prima e per limiti di possibilità poi, ha dovuto subire passivamente cambiamenti tragicamente rapidi, per i quali non era preparata e di cui non era neanche responsabile. Non è facile salvarsi da un mare in tempesta, se chi ti ci ha spinto dentro non ha avuto neanche l’accortezza di insegnarti a nuotare. Eppure, piano piano, stiamo raggiungendo tutti la riva.

C’è chi ha continuato a studiare ed ora tiene lezioni all’università, la stessa che i dinosauri desiderosi di mantenerne la poltrona, ritenevano impenetrabile, inaccessibile. C’è chi ha aperto una propria attività, incurante dell’indolente burocrazia italiana e consapevole di non voler lasciare alle complicazioni, paventate da coloro i quali non vogliono novità sul mercato che sovente manipolano, l’energia e la vitalità della propria età, quella più bella. C’è chi lavora in quelle aziende giganti in Italia o all’estero, che fanno del proprio fatturato una giustificazione all’arroganza con cui trattano quei ragazzi colti, svegli e preparati, che umili e testardi non mollano un centimetro, seppur soffrendo ogni colpo ricevuto, consci di essere il futuro. C’è chi lotta per una politica migliore, nonostante i “sono tutti uguali” e i “le cose non cambieranno mai”. Chi, guadagnando quello che in una società libera dallo sfrenato consumismo basterebbe, lavora nel sociale solo per aiutare realmente gli altri, consapevole di quanto sia stato difficile crescere in una società plasmata sull’egoismo sociale. C’è anche chi, stanco di chiedere chi erano i Beatles e compagnia bella, rinnova la musica, la fotografia, la scrittura e l’arte, magari colorando un intero quartiere periferico con murales che portano la pittura a un livello successivo, tanto più alto quanto più vicino alle persone. C’è pure chi partorisce, chi fa nascere nuova vita, ridendo in faccia alle paure di questa società che mai potranno qualcosa contro la forza più grande del mondo.

C’è un nuovo vento, un vento di consapevolezza. Quella consapevolezza che cresce forte e prorompente dentro l’anima di chi non si è fatto abbattere dai colpi meschini e vili ricevuti, mostrandone ora con orgoglio e sorriso beffardo i lividi. La consapevolezza di una generazione nata a cavallo tra la fine di un mondo materiale, avido, corrotto e l’inizio di un altro, che si spera essere più alto, più vero, più umano. Una generazione disorientata e lasciata in balia degli eventi, come dovesse essere solamente qualcosa di passaggio e che invece, spensierata ed incosciente come i giorni migliori, giorno dopo giorno sta cambiando quel mondo, che l’egoismo e la pigrizia delle generazioni passate, preferiva dare per spacciato.

 

 

THE ITALIANS: SUCCESSO PER IL LANCIO DEL NUOVO SITO WEB

“Si è tenuta ieri pomeriggio presso gli uffici del Comune di Roma di via delle Vergini la conferenza di lancio del nuovo sito web di The Italians. Il Think Tank fondato nel settembre 2013 da Costanza Balboni Cestelli, ha come obiettivo ultimo il rientro dei giovani italiani altamente qualificati che attualmente vivono, ma soprattutto lavorano all’estero. Il tema infatti è esattamente questo, come evitare che l’Italia continui a perdere risorse lavorative dopo aver investito nell’istruzione e nella formazione dei propri studenti.

Hanno partecipato al panel Costanza Balboni Cestelli, founder del Think Tank; Stefano La Marca, giornalista e caporedattore di News Mediaset, esperto di mercato del lavoro; Alessandra Buccini, redattrice di Piazza Pulita; il Professor Gianfranco Lizza, già ordinario di Geografia politica ed economica presso l’ Università La Sapienza. Anche l’onorevole Lavinia Mennuni, grazie alla quale si è potuto organizzare l’incontro è passata a fare un saluto ai partecipanti alla conferenza.

Il Think tank, tramite il lancio del nuovo sito intende anche rilanciare le finalità del progetto che si serviranno adesso anche di nuovi mezzi, dunque non solo paper e proposte di legge elaborate dai giovani ricercatori, ma anche un blog scritto dai protagonisti, da chi vive le difficoltà ma anche i piaceri di essere costretto a cercar fortuna altrove. Non mancheranno iniziative di carattere culturale, dibattiti, interviste a esperti del settore e una rubrica che si ripromette di aiutare chi ha bisogno di informazioni riguardo il brain drain, l’emigrazione qualificata e anche il brain gain appunto che consiste nel fenomeno del rientro dei cosiddetti “giovani cervelli” scopo finale del Think The Italians.

L’incontro ha avuto molto successo, hanno partecipato persone di tutte le età, sintomo del continuo interesse verso la materia, The Italians dunque si prefigge di continuare a crescere e a promuovere tutte le iniziative che porteranno un guadagno doppio nell’investimento a lungo termine dei giovani italiani non solo nella fase della loro formazione ma anche nella fase della loro valorizzazione nel mondo del lavoro”

Lo dichiara in una nota il team di The Italians Unconventional thinking.

Welcome on board! Giancarlo Chiarucci – blogger #theitalians

La ciurma si fa grande! Un nuovo blogger entra a far parte del team The Italians, Giancarlo.

Ve lo presentiamo oggi, in poche parole. Ve lo lasciamo scoprire passo passo, con i suoi post, presto online, ma nel frattempo…
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Italiano in Libia. Suggestioni dell’a(r)mato Rimbaud

Per iniziare, vorrei spendere qualche riga sull’argomento trattato da Davide nel suo precedente post (caro Davide, prendo solo uno spunto). Su questo dilagante delirio dell’essere qualcuno, del Je suis, che tanto mi ricorda il delirio del nominare con cui Gianfranco Contini metteva a fuoco una caratteristica della poesia di Montale. Non si trattava di una previsione provocatoria, un poeta che fa il giurato del Grande Fratello, ma della tendenza a oggettivare emozioni e significati racchiudendoli in un portacipria o nell’odore di ciambelle bruciate. Peccato, se presenziassero in televisione, i poeti guadagnerebbero due soldi, dato che carmina non dant panem. E neanche companatico, come diceva Vito Riviello. Continua a leggere

Qui êtes vous?

Chi mi segue abitualmente,e va oltre il titolo di ciò che scrivo, sa bene come io il 7 gennaio sia stato Charlie, sgomento e spaventato da prima mattina. #JeSuisCharlie lo siamo stati tutti in un primo momento, poi per anticonformismo sincero o per quello autoimposto di chi subisce il complesso della banalità, qualcuno è voluto essere qualcun’altro. #JeNeSuisPasCharlie – Non prendo in giro le religioni. Quella non è libertà d’espressione ma mancanza di rispetto. – Lascio passare, #JesuisVoltaire: non condivido la tua idea, ma sarei pronto a dare la mia vita affinché tu possa professarla liberamente. Piango leggendo una dichiarazione di Charb «Preferisco morire in piedi che vivere in ginocchio..»

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Welcome on board! Alessandro Boni – blogger #theitalians

Alessandro Boni, classe 1982, è docente di Lingua e Letteratura Italiana presso l’Università Misurata. In Libia. Dal Novembre 2013 vive e lavora in una città controllata da una delle più potenti milizie del Paese in un caos, spesso calmo, che confonde. La vita di un professore universitario dedito e appassionato, e quella dei suoi studenti, che si mischiano con la realtà cruda di una guerra civile. Appassionato di letteratura da sempre, Alessandro non si è mai fermato. Dopo la laurea con lode in Italianistica, ha insegnato un pò ovunque, persino in Cina, all’Università degli Studi Internazionali di Sichuan (SISU). 

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The Italians meets Geopolitica.info – La nostra selezione per partecipare alla IX Winter School in Geopolitica e Relazioni Internazionali

perpostgeo

Da oggi diamo il via ad una selezione speciale, grazie alla vostra partecipazione attiva e alla vostra voglia di fare,  offriremo ai nostri follower una partecipazione alla IX Winter School in Geopolitica e Relazioni Internazionali – Il Nuovo Arco di Crisi, Il gioco delle potenze tra Europa Orientale e Grande Medio Oriente.

Inoltre, i migliori contributi verranno pubblicati sul nostro blog ufficiale e sul sito di Geopolitica.info.

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L’IMPORTANZA DELLA NON EVIDENZA

Scetticismo, occhio critico. Il modo più facile per informarci su Salute e Sanità è il web. La libera  informazione sanitaria non è un male. Anzi, l’uso del web è in aumento anche tra gli operatori  sanitari stessi, e il social media e le nuove tecnologie saranno sempre più utilizzati nei Sistemi Sanitari del futuro. Ma quanto è attendibile l’informazione sanitaria a prova di click? Quando un’informazione è scientificamente provata, vuol dire che è la migliore disponibile? Non necessariamente, e vediamo il perché.

Non tutti gli studi scientifici ed epidemiologici sono uguali. Si differenziano per metodologia, ovvero per disegno dello studio, come spiegato da David Schwartz in un breve cartone animato. Il disegno dello studio determina un diverso livello di prova di efficacia, o di evidenza, dei risultati ottenuti. Graficamente, gli studi epidemiologici si dispongono su una piramide dell’evidenza, in cui ogni gradino rappresenta un livello di prova di efficacia. Alla base troviamo prove meno solide, salendo verso il vertice l’evidenza cresce, fino ad arrivare in cima alla sperimentazione clinica. Non tutta l’informazione sanitaria scientificamente provata che leggiamo si colloca nei gradini più alti. Ma  potrebbe, e da qui il monito: attenzione a cosa leggete.

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The Italians – Updates #2

Vi avevamo promesso delle novità, ed eccole qui.

A partire da oggi apriamo la caccia ai nuovi membri dei nostri team IMPRESA – FORMAZIONE – ENERGIA e non solo. Come vi avevamo preannunciato alle porte dell’estate, abbiamo deciso di aprire un nuovo panel di ricerca: CULTURA. Apriamo quindi il recruiting anche per questo nuovo team!

Vorresti partecipare o anche solo proporci la tua idea? Non devi far altro che mandarci una mail a info@theitaliansthinktank.com, o compilare il form nel nostro sito (oppure, ancora, scriverci un messaggio privato sulla nostra pagina Facebook) raccontandoci brevemente chi sei, spiegandoci perché vorresti partecipare (indicando quale panel è di tup interesse) e non scordare di allegare il tuo cv.

Vorremo darvi una data certa di chiusura del recruiting, ma come ormai ben sapete siamo tutti parecchio impegnati. Chiuderemo quindi il recruiting una volta raggiunto un certo numero di candidature interessanti, ma non temete, vi terremo aggiornati e quando avremmo deciso di chiudere le candidature, ve lo annunceremo con qualche giorno di anticipo, di modo che i ritardatari abbiano comunque il tempo di contattarci ed inviarci il materiale richiesto.

Spargete quindi la voce, ma soprattutto… FATEVI AVANTI! Non aspettiamo che trovare nuovi e volenterosi collaboratori!

 

Altra news della quale vi avevamo solamente accennato qualcosina tempo fa… A breve annunceremo anche i nomi dei primi blogger scelti. Siamo ancora nella fase dei “lavori in corso”, ma presto saremo pronti, le candidature sono già parecchie e, inutile dirvelo, siamo contentissimi! Se volete partecipare in quanto blogger (il profilo è quello del giovane italiano residente all’estero e che possa raccontarci qualcosa del suo campo d’expertise), non vi resta che contattarci il prima possibile specificando anche qui la vostra area di expertise e tutto quello che chiediamo anche ai nuovi ricercatori, con l’aggiunta magari di proporci qualche idea per il blog che avete in mente. La selezione per i blogger è sì leggermente diversa, ma vi basterà inviarci una mail coni dati richiesti e saremo felici di discuterne.

 

#THEITALIANS #UNCONVENTIONALTHINKING