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Violenze di genere: non dev’essere una lotta tra donne e uomini

Forse potrò sembrare un po’ ripetitiva, ma non mi stancherò mai di dire che nella lotta contro le violenze di genere gli uomini devono essere inclusi nel dialogo attuale. E soprattutto, devono essere liberi di potersi esprimere su quale sia per loro il significato di lotta di genere, generazione eguaglianza, giustizia e opportunità egualitarie tra donne e uomini.

Anche gli uomini possono essere vittime di violenze, di harassment, parola trendy di questi tempi che può essere tradotta in molestie. Volete un esempio? C’è questa donna che vuole assolutamente uscire con un uomo: l’uomo, in maniera gentile, declina l’invito, ma lei comunque continua a chiamare e arriva addirittura a pedinarlo. Allo stesso modo delle donne, è un falso mito il fatto che la violenza negli uomini sia innata: anzi, è proprio colpa di un modello sbagliato di mascolinità che permette e incoraggia gli uomini ad essere aggressivi. Siamo umani e abbiamo un’educazione civica per vivere in serenità nella società, dobbiamo riuscire a controllarci, anche nelle situazioni più disperate. Se non ci riuscite, prendetevi un momento e ascoltate questa canzone di Raf – Self Control. Se tutti insieme non ci riusciamo, non ci resta che condividere i nostri pensieri e emozioni, per agire insieme e risolvere i problemi.

Lo scorso 25 novembre, nella giornata internazionale della lotta contro le violenze di genere, ho partecipato all’evento di apertura di un centro di ascolto per le vittime di violenze di genere, uomini e donne, nella capitale del Madagascar, Antananarivo (o più comunemente detta Tana, per facilità). Ad inaugure l’evento c’era la first lady/prèmiere dame del Madagascar, Mialy Rajoelina, ambasciatrice di UNFPA per la lotta alla violenze di genere e presidente dell’associazione di donne Fitia, promotrice di diritti e protezione delle donne nel paese.

Mi ha particolarmente colpita l’utilizzo della messa in scena teatrale come tecnica per parlare di violenza di genere, di abusi fisici dovuti alla dipendenza di droghe e alcool, di prostituzione infantile e di molestie emozionali. Attraverso l’arte, infatti, è possibile veicolare messaggi sociali che possano farci riflettere, farci cambiare e migliorare i nostri comportamenti, o anche ad individuare quelli scorretti quando si palesano ai nostri occhi, e quindi impegnarsi per correggerli.

Diversi studi dimostrano e confermano che gli autori delle vittime di violenze di genere sono i partner che le vittime amano e di cui hanno più fiducia. Un paradosso in termini primordiali. Dobbiamo sempre ricordare nei nostri cuori il rispetto per tutti gli esseri umani, i nostri partner, i nostri amici, i nostri colleghi e le nostre famiglie. Le violenze sono fisiche: stupri e femminicidi, ma anche (e soprattuto oggi, ai tempi della generazioni “cibernetica”) le violenze psicologiche ed emotive, il ciberbullismo e gli insulti online. Gli uomini stessi dovrebbero, per primi,  far parte della discussione, per condividere la realtà e i troppi silenzi che li hanno portati all’omertà e a perpetuare un ciclo di violenza, di generazione in generazione.

Vi invito a leggere qualche estratto del rapporto di UN Women, in collaborazione con Promundo sulla comprensione della mascolinità positiva. Il report ci spiega cosa significhi essere uomini oggi. Dall’inizio dei secoli la società ha perpetuato il ruolo di uomo come pater familias e unico lavoratore, che porta quindi il cibo e il denaro a casa. E che con autorità, secondo i diversi usi e costumi, è l’unico a dover e poter decidere sulle sorti della propria casa, intesa anche come complesso delle relazioni sentimentali e di famiglia. Un uomo nuovo può essere un uomo che ascolta di più, che comprende le donne, un uomo disponibile a condividere responsabilità e decisioniun uomo che sta dalla parte delle donne, che le aiuti (e non parliamo qui solo di lavori domestici, ma anche di carrierà, di supporto morale e molto altro). Un uomo che appoggia la donna nelle sue decisioni e nel perseguimento dei suoi sogni, un uomo che non ostacola ma che facilita. Un uomo che, prendendo il congedo di paternità, non si senta sminuito nelle sue funzioni lavorative, o ancor peggio umiliato ma che, al contrario, veda questo (e altri gesti) come naturale  ripartizione egualitaria di compiti e come rispetto tra uomo e donne liberi di potersi aiutare, amarsi e vivere insieme senza pregiudizi o preconcetti.

Come ormai saprete, nella mia vita trovo sempre nelle canzoni dei grandi insegnamenti per la mia vita e ogggi vi propongo di di ascoltarne due, dei Pet Shop Boys. La prima è sull’intelligenza emozionale: Pet Shop Boys, So Hard 

“Tell me why, don’t we try, not to break our hearts and make it so hard for ourselves”

Mentre la seconda canzone è Together, Insieme:

“Together’s amazing Together we’re blazing Together we’ll go all the way Together I’ll cry with you Together I’ll die with you Together we’ll go all the way”

Concludo qui la mia riflessione. Ma non prima di aver provato a lasciare e a lanciare qualche hashtag per il mondo Social e con l’augurio che l’hashtag social diventi realtà: #PeacefulLiving #Support #Solidarity

 

Chi può salvarci? Le donne!

In situazioni odierne di sfide globali e inscurezze mondiali, dall’economia alle comunità, dalle tensioni politiche alle catastrofi naturali ed epidemie che contagiano popolazioni intere, trovo nelle donne uno spiraglio di luce, di speranza, di empatia e di spirito di fare gruppo per risolvere i problemi di questo pianeta.

Le donne, le ragazze, si incontrano normalmente per parlare di frivolezze, di uomini, di viaggi e di amore. Mi ritrovo anche io in questo circolo. Con la scusa del women empowerment, il trend di questo nostro secolo, del potere della donna, della sua indipendenza, lungimiranza, emancipazione, diritti sul suo corpo e sulla sua sessualità e femminilità, si creano constantemente gruppi di donne che si incontrano, pianificano uscite e cene, viaggi e vanno al cinema, a teatro, ai concerti, e ascoltano Girls just want to have fun, o, in alternativa Pretty Woman e la colonna sonora del TV show americano (e film) Sex and the City.

Si, perché l’animo donna vuole divertirsi, parlare, stare con le amiche, magari bere un mojito, e discutere seriamente di relazioni sentimentali. Ma anche discutere seriamente di problemi globali, di povertà, di politica, di altre donne che soffrono e di come possono essere aiutate, di ambiente e di come preservarlo. Condivisione di emozioni. E proprio grazie alla condivisione di sentimenti ed emozioni, le donne lo sanno, e fanno partire in turbo un motore che non si ferma più. Un motore in constante movimento, giorno e notte, che non si spegne più. Anime e teste che pensano, che discutono, che dibattono, che parlano ancora, che non si danno per vinte, che ci provano sempre.

Come in amore (chi lotta, vince sempre), anche in questi gruppi e circoli di donne si vede l’amore, la tenacia, e quasi ci accorgiamo di quel sangue che scorre intenso nelle vene di queste creature piene di vita e di energia e che, insieme, moltiplicano l’energia e la voglia di fare.

Donne in cerca di guai, che sfidano lo status quo, che ci provano perché ci credono. Perché esiste una luce in loro che non si spegne mai, e che pensa agli altri, all’avvenire del mondo. Non solo ai propri figli, ma ai figli che non avranno mai o i figli che avrebbero voluto. Donne che hanno scelto strade difficili perché credono nel mondo e nella causa umana. Donne che pensano che i problemi si possano SEMPRE risolvere perché tutto, alla fine, si risolve. Donne che viaggiano, che non hanno paura, mosse dall’amore, dalla causa in cui credono (dal giornalismo all’avventura, dalla lotta contro la guerra al riconoscimento dei loro diritti sessuali e riproduttivi per i quali si sentano libere di decidere sul loro corpo, come utilizzarlo e cosa farne).

Le donne é bene rispettarle e tenerle vicine: camminano insieme e possono camminare mano nella mano anche con gli uomini. Gli uomini (e pure certe stesse donne, certo) dovrebbero far tesoro dei loro insegnamenti ed imparare ad ascoltare come le donne ascoltano, ad amare come loro amano, con una forza interiore che rimane accesa fino alla fine, fino a quando esisteranno. E’ solo insieme che possiamo mobilizzare altre donne, altri uomini, ma anche mezzi materiali come fondi per lo sviluppo per finanziare progetti umanitari, organizzare raccolte fondi, mettersi insieme, lottare per il bene comune – di tutti, uomini e donne, insieme. Per un mondo più bello, più “rosa” e sicuramente più dolce, più semplice. E perché no? Forse concedendoci pure qualche frivolezza in più.

E qui le mie ispirazioni di donne a Madagascar https://gaiaparadiso.wordpress.com/2019/06/15/reconcile-with-the-world-around-you/ , o di come i giocattoli possono creare ispirazioni di donne pioniere nel mondo: https://flopmee.com/barbie-created-17-new-dolls-based-on-powerful-and-inspiring-women/