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Una famiglia di navigatori e viaggiatori

Mio padre mi ha insegnato, sin dall’infanzia, a guardare la mappa del mondo e collocarmi geograficamente in essa.
Dove sei ora? Dove ci troviamo? In quale paese, in quale città, in quale parte del continente, in quale pezzo di mondo? Sono sempre stata affascinata dalla grandezza del mondo, e soprattutto dall’immensità (e dall’essere infinito) dell’oceano. Qualcosa di non definito, ma che continua, fino all’infinito, e che tocca il cielo, e che non ha mai fine (o che, per lo meno, il nostro occhio non vede la fine). Questo mi permette di immaginare tanti mondi, tante persone, tante vite, tante nuove situazioni, e, perché no, seguire questo cammino di infinito oceano, infinito abbraccio al mondo.

Durante le elezioni presidenziali del Kenya, 8 agosto, ho osservato la popolazione keniota da Zanzibar, isola
appartenente, dopo varie dominazioni e protettorati, alla Repubblica Unita della Tanzania, nell’Africa dell’Est.
Sorvolando il Kilimanjaro, sono arrivata a Stone Town, la capitale dell’isola di Zanzibar, dopo un’ora di volo da Nairobi, Kenya.

Stone Town, patrimonio mondiale dell’UNESCO dal 2000, è una fusione di culture araba, africana e indiana, cuore del commercio di spezie durante il diciottesimo e il diciannovesimo secolo. Scoperta nel 1503 da Vasco da Gama e dagli esploratori portoghesi, la città è stata un crocevia di commercio marittimo tra mercanti arabi, cinesi, indiani e europei.

Conosciuta anche per la triste storia della tratta degli schiavi, pratica fortunatamente abolita durante il protettorato britannico nel 1842, è ancora possibile visitare l’ex mercato in cui donne, bambini e uomini venivano “trattati” e da dove partivano per essere malamente sfruttati nelle piantagioni di cannella, di chiodi di garofano, di pepe nero e di noce moscata. Un’opera d’arte di sculture rappresentanti gli schiavi del tempo è visibile all’estero della chiesta anglicana, costruita a seguito dell’abolizione della schiavitù.

Altra meravigliosa esperienza è il tour delle spezie, nella piantagioni di frutta e aromi speziati, con degustazioni e esperienza con i locali e la loro conoscenza approfondita delle piante e dei frutti, del loro utilizzo e delle loro proprietà benefiche per il corpo umano.


Da Stone Town si può prendere una barca e visitare l’isola, erroneamente chiamata “isola prigione” poiché veniva utilizzata per allontanare le persone malate, in quarantena. In quest’isola si possono vedere tartarughe giganti, da 1 anno fino a 133 anni, natura sempre attorno a noi.

Zanzibar è anche conosciuta come luogo turistico, di spiagge e acqua turchese, per viaggi in barca, buon cibo di pesce, aperitivi sulla spiaggia, bungalows di turisti italo-spagnoli, oceano cristallino e possibilità di assistere a tramonti mozzafiato, consapevoli che questo mondo, per quanto fantastico e sognante possa essere, cela un lato di povertà.

Fuori da questa ricchezza turistica, in cui le persone sono molto accoglienti e in cui, ci si sente a casa, in una grande
famiglia e avvolti da sentimenti di unità nelle differenze, la diseguaglianza di ricchezza, di qualità di vita e di potere d’acquisto sono evidenti. Usciti dai bungalows, ci si incontra e scontra con le case locali, molto semplici e carenti di decorazioni, piscine e attorniate da piantagioni in cui le persone lavorano per poter nutrire le loro famiglie.

La mia visione del mondo sta cambiando. Un mondo meraviglioso e da scoprire, sì, e di questo sono certa ogni giorno, ma al contempo con tante difficoltà e ingiustizie, specialmente vedendo le enormi disparità sociali, le disuguaglianze e la distribuzione irregolare della ricchezza (a proposito di queste tematiche, tornando a casa ho iniziato a leggere Joseph Stiglitz, economista americano e i suoi studi sul great divide, quello che ci divide é proprio questo, le diseguaglianze economico-sociali e come poter trovare soluzioni per colmare questa grande divergenza).
Vi aggiornerò su quello che scopro e su come agire per raggiungere impatti tangibili e concreti!

Grande rivelazione, viaggiare per credere, incontrare culture, nuovi modi di vivere, per creare nuove idee di sviluppo e di progresso, per cercare soluzioni concrete ai problemi locali. Insieme, continuiamo a viaggiare, a vedere, ad osservare, a studiare, ad approfondire, e a trovare soluzioni per un mondo migliore. Per il benessere collettivo.

Ciao, alla prossima avventura!

Rio de Janeiro, lo sport unisce il mondo

Quest’estate ho passato le mie vacanze in Brasile. Ho avuto l’opportunità di partecipare ai Giochi Olimpici di Rio de Janeiro, dal 5 al 21 agosto 2016. Un evento senza precedenti che ha riunito milioni di persone, da tutto il mondo, per assistere all’evento multi-sportivo più importante della terra. Una platea gremita, tutti i riflettori puntati, tutte le televisioni mondiali, fan e non, tutti a tifare le squadre olimpiche dei continenti.

Li ho dato una mano come volontaria alla squadra social media di Rio 2016 in lingua spagnola, facilitato i giornalisti nella ricerca di informazioni in inglese e portoghese, e assistito gli atleti nel loro centro medico in traduzioni in francese con i medici.

Ho visitato la città di Rio, le spiagge di Copacabana e Ipanema, il giardino botanico, ho incontrato persone ospitali che, come i Brasiliani parlano di sé stessi, hanno le braccia aperte al mondo (come la statua del Cristo Redentore, simbolo della città che tutti abbiamo visto, per lo meno, in cartolina). Il calore umano è molto tangibile, le persone sono sempre pronte, con un sorriso, ad aiutarti e ad includerti nell’Abraço Brasileiro.

L’esperienza è stata formativa, molto movimentata, il team di volontari e con amici abbiamo avuto l’occasione di assistere ai giochi live, in maxi schermi e sentendo le emozioni delle persone da vicino. Il Parco Olimpico, dove si svolgevano la maggior parte della gare, ha ospitato culture, lingue e mondi diversi, tutti uniti nella ricchezza delle diversità e nell’unione dell’amicizia, del rispetto, della tolleranza, delle eccellenze olimpiche e dei sorrisi condivisi.

Il valore dello sport, del fair play e dello spirito di squadra mi hanno sempre accompagnato nella vita e il valore del lavoro duro e delle competenze per poter apportare il proprio contributo alla società mi è stato inculcato dalla mia famiglia e lo porto sempre con me. Ogni giorno possiamo imparare molte cose, riflettere e prendere cammini e azioni le cui conseguenze, ci porteranno comunque sempre alle nostre passioni, e ci permetteranno di seguire i nostri sogni.

Nonostante ora la situazione economica e politica in bilico per il grande amato Brasile, le persone continuano a pregare per un mondo migliore, e le loro azioni lo dimostrano, giorno dopo giorno, passo dopo passo, attraverso la loro buona volontà e il loro agire per il bene comune.
Sono rimasta piacevolmente sorpresa dai trasporti, le infrastrutture e i servizi. L’immagine dei media rappresentata Pre-Olimpiadi è completamente diversa da quella che realmente è stata. Il funzionamento degli impianti, e la positività nel constatare che la realtà è diversa dalla rappresentazione di essa prima che le cose capitino, è stato di grande sollievo.

Un grande lavoro di energia positiva è necessaria in questo mondo. E questa parte da noi, dalle nostre motivazioni e dal nostro voler bene al mondo, per potervi vivere e per migliorare, con tanta forza e coraggio, quello che vediamo non bello e non giusto.

Per questo ci vuole pazienza, ma, sul lungo periodo, i frutti vi saranno e, se comportamento è etico e corretto, considerando le responsabilità di ciascuno e il rispetto reciproco, chiave anche e soprattutto per gli atleti dei giochi olimpici, questo mondo, partendo dalle nostre comunità e da chi ci è vicino, sarà più vicino a come noi ce lo immaginiamo, pulito, felice e con meno sofferenze e più uguaglianza tra gli uomini.

Dobbiamo sentire il mondo, partendo da noi stessi.

E, come dicono i saggi Brasiliani, tudo passa e temos que ir para frente! (tutto passa, e dobbiamo andare avanti!).