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Intervista a Donato Zarrilli, ingegnere di ritorno in Italia: “La mia è stata una scelta di cuore, ma qui c’è ancora molta strada da fare”

Non solo partenze, valigie chiuse, voli da prendere e nuove città da esplorare. A noi di The Italians piace parlare anche di ritorni, di chi – felicemente e per scelta – ce la fa a tornare a casa, in Italia, con quel bagaglio di esperienze in più e con la prospettiva di tutta una serie di porte aperte davanti. È questa la storia che vogliamo raccontarvi questo mese: il nostro Italian di ritorno si chiama Donato Zarrilli, 31 anni, originario di Calitri in provincia di Avellino. Dopo la laurea in ingegneria a Siena e un progetto di ricerca in Inghilterra su reti elettriche e fonti rinnovabili, attualmente Donato risiede a Genova dove ha trovato il giusto equilibro tra lavoro e vita privata. E tra le escursioni in montagna, un giro in bici e qualche tomo di storia antica – alcune delle sue passioni – ha deciso di raccontarsi per noi.

Ciao Donato! La tua è una di quelle storie che ci piace raccontare: dopo 8 mesi all’estero sei tornato in Italia, rifiutando anche un’offerta di lavoro a Edimburgo. Puoi raccontarci cosa ti ha spinto a prendere questa decisione?
Una volta conclusa l’attività di ricerca a Manchester, sono rientrato in Italia per discutere la tesi di dottorato. In quel periodo ho ricevuto diverse offerte di lavoro da università e aziende estere. La più interessante fu sicuramente quella di una start-up di Edimburgo che progetta tecnologia avanzata per reti elettriche del futuro. Congiuntamene però ricevetti un’offerta altrettanto interessante da una prestigiosa casa automobilistica italiana. Ricordo di essere stato molto combattuto: da una parte c’era la possibilità di applicare in azienda gli studi intrapresi per anni in università, dall’altra quella di rientrare in Italia e far parte di una grande multinazionale. La mia è stata una scelta di cuore, perché entrambe avrebbero potuto darmi le stesso possibilità in termini di carriera. Alla fine, l’idea di poter contribuire allo sviluppo di un prodotto made in Italy di fama internazionale mi ha portato a scegliere Maserati.

Sappiamo che attualmente lavori in ABB a Genova, ma raccontaci qualcosa in più: in cosa consiste il tuo ruolo? Quali sono le difficoltà inevitabili che il rientro in patria ti porta ad affrontare? È per te una vittoria?
Da qualche mese lavoro a Genova dove mi occupo di progettazione di sistemi di gestione dell’energia per reti elettriche del futuro, le cosiddette “smart grids”. L’obiettivo è quello di massimizzare l’integrazione nella rete delle fonti rinnovabili per poter abbassare i livelli di emissioni di CO2. Fortunatamente non ho avute grosse difficoltà nel rientrare in patria. L’unico grande ostacolo è stato quello di riadattarmi alla macchinosa burocrazia italiana, alla poca efficienza della pubblica amministrazione e bassa qualità dei servizi erogati ai cittadini. Nonostante ciò, per me è stata e resta una grande vittoria quella di esser in patria in questo momento. Non ho mai pensato di potermi trovate male a lavoro o di pentirmi della scelta fatta di rientrare in Italia, cosa che posso confermare anche ora a distanza di anni. Ormai far parte di una multinazionale e lavorare in Italia o all’estero è quasi la stessa cosa. La mia paura più grande esulava dal lavoro in sé per sé, e riguardava tutto il resto. La domanda che invece mi ponevo era la seguente “l’Italia può darmi i servizi che ricevevo all’estero, e allo stesso prezzo? Può darmi la stessa stabilità economica?” A questo ancora non so dare risposta, sicuramente all’estero ho trovato un’organizzazione nelle istituzioni e nei servizi erogati nettamente superiore.

Facciamo un passo indietro, torniamo agli anni del tuo dottorato. Quella è stata la tua prima esperienza lontano da casa? Perché hai scelto di partire? Credi sia necessario, per trovare lavoro in Italia, fare prima dell’esperienze fuori?
Durante il dottorato ho fatto diversi viaggi di breve durata all’estero, sempre per collaborazioni su progetti europei e presentazioni a conferenze internazionale dei miei lavori di ricerca. Ricordo che subito dopo la laurea magistrale andai a San Diego in California per presentare la mia tesi magistrale alla conferenza SIAM (società di matematica applicata all’industria). Come queste tante altre esperienze simili. Credo sia fondamentale per tutti i ragazzi fare un’esperienza di studio e/o lavoro all’estero. Oltre al fatto che sia decisivo per la costruzione di un ottimo curriculum vitae, rappresenta un’esperienza di vita senza eguali. Imparare una nuova lingua, a vivere da soli, ad accettare la diversità, e condividere tempo e spazio con persone sconosciute sviluppa capacità interpersonali che altre esperienze non potranno e non riusciranno a darti.

A proposito del tuo PhD: di cosa ti sei occupato, qual era l’obiettivo della tua ricerca? Hai trovato differenze tra il sistema educativo italiano e quello inglese?
E’ stato proprio col dottorato che ho iniziato ad occuparmi di tematiche legate alle smart grids. In Italia la ricerca era focalizzata principalmente sul sistema elettrico, mentre in Inghilterra si iniziava già a ragionare in termini di sistemi multi-energy. Non si considerava soltanto l’elettricità ma anche altri vettori di energia quali il gas, e acqua calda e fredda per il condizionamento. Oltre ad una visione più futuristica e completa della tematica di ricerca, non ho trova altre differenze significative. Anzi ritengo che la formazione ricevuta in Italia sia altamente competitiva con quella di altri paesi europei e non.

Non appena concluso il tuo dottorato è iniziata per te l’esperienza in Maserati, per la quale hai lavorato due anni. Una doppia vittoria, insomma: sei tornato in Italia e sei riuscito a trovare subito un’occupazione. Di cosa ti occupavi e come sei riuscito, se posso chiedertelo, ad ottenere subito un incarico sicuramente ambito da molti?
Per me Maserati rappresentava il coronamento di un sogno che forse nutrono la maggior parte gli studenti di ingegneria. Per due anni ho vissuto l’intensità della vita di stabilimento, tra turni di lavoro e riunioni in direzione. Mi occupavo di supervisionare la produzione di un tratto di linea in cui venivano prodotti i modelli ghibli e quattroporte. Ero inoltre responsabile del pilastro “workplace organization” (organizzazione della postazione di lavoro) che rientra tra le dottrine WCM per il conseguimento del miglioramento continuo dei processi aziendali.
Secondo la mia esperienza, oltre ad avere un buon curriculum bisogna dimostrare passione per il lavoro che si vuole intraprendere ma soprattutto determinazione in fase di colloquio. Non bastano soltanto le competenze tecniche; bisogna lavorare anche sulle soft skills. Poi come abbiano fatto a selezionare proprio il mio curriculum su migliaia ricevuti non lo so, sicuramente la fortuna ha giocato anche a mio favore.

Dal tuo profilo LinkedIn emerge anche un altro lato della tua personalità: quello legato al volontariato. Che cosa fai e perché lo fai? In cosa questa esperienza ti rende migliore nella vita quotidiana?
Sono ormai diversi anni che svolgo attività di volontariato in ambito scientifico e non. Ad esempio, negli anni passati mi occupavo di revisionare articoli scientifici per diverse riviste internazionali. Ultimamente invece con alcuni colleghi stiamo cercando di mettere su una community no-profit di professionisti che possano mettere la propria esperienza a disposizione degli studenti che si stanno approcciando al mondo del lavoro. Lo faccio perché è sempre stato un supporto di cui avrei voluto beneficiarne in qualità di studente ma che non ho avuto. Oltre al fatto di rendermi più giovane, mi permette di conoscere nuove persone, di acquisire fiducia in me stesso, di imparare nuove abilità e di farmi sentire bene facendo del bene.

Si parla tanto di “fuga di cervelli” ma sempre troppo poco, o non come si dovrebbe, di “ritorno di cervelli”. Due domande. Molto spesso si parla del problema della mancata meritocrazia nel Belpaese: pensi che sia solo questo il motivo che spinge sempre più Italian a portare altrove le proprie competenze o c’è anche altro da considerare?
No assolutamente, c’è anche altro da considerare. Innanzitutto, in Italia le condizioni per poter vivere autonomamente all’età di 30 anni sono poche e geograficamente confinate al nord. Una persona come me, anche se è riuscita a rientrare in Italia, ha pochissime speranze di farsi una vita nel paese in cui è nato. In più all’estero danno da subito molte più responsabilità ai giovani facendoli sentire parte integrante del team di lavoro, offrono una crescita di carriera più veloce, oltre a degli stipendi nettamente superiori (al netto del costo della vita) e ridiscussi ogni anno (cosa importante e da non trascurare). Per ricapitolare, oltre alle poche opportunità di lavoro che offre il nostro paese, resta il problema della scarsa considerazione e della difficile possibilità di crescita.

La seconda domanda: il nostro motto è “Riportiamo l’eccellenza italiana nel mondo al servizio del Paese”. Secondo te, cosa si potrebbe fare per velocizzare questo processo? Partendo dalla tua esperienza, quali sono i presupposti base che l’Italia dovrebbe garantire ai propri giovani e come potrebbe farlo?
La risposta è piuttosto semplice: essere competitivi con gli altri paesi, quindi offrire le stesse opportunità. Fino ad una decina di anni fa, dopo il dottorato e qualche anno di post-dottorato la maggior parte dei ricercatori riusciva a diventare un accademico. Ora questo è diventato sempre più difficile per via dei pesanti tagli che ricerca e l’università italiana ha subito negli ultimi anni. Pochi sono quelli rimasti in Italia e che accettando contratti di lavoro rinnovabili e un lavoro precario. Molti si sono rivolti ad università e istituti di ricerca all’estero che ha permesso loro di una posizione lavorativa stabile, di crearsi un gruppo di ricerca proprio e di ricevere supporto finanziario dai propri istituti governativi.
Un ruolo fondamentale qui lo gioca la politica, che dovrebbe puntare di più sulla ricerca ed istruzione ed eliminare il divario esistente tra scuola e lavoro. Invece nelle aziende e negli uffici pubblici dovrebbero dare più spazio e responsabilità ai giovani, che hanno sicuramente più motivazione dei vecchi padri-padroni che non intendono mollare la presa. Per concludere, penso che il flusso migratorio non si possa fermare, soprattutto in una realtà dove l’internazionalizzazione rappresenta un valore aggiunto per studenti e lavoratori. Se da un lato è auspicabile incentivare il ritorno dei cervelli in Italia, dall’altro è ancora più importante attrarre cervelli stranieri nel nostro territorio, attraverso l’internazionalizzazione dei poli universitari e facilitando la loro integrazione nel mondo lavorativo italiano. Ma su questo tema sembra che le nostre università stiano lavorando piuttosto bene.

Che consiglio daresti ai tanti italiani che studiano o lavorano all’estero e che vorrebbero riuscire a tornare in Italia?
Trovare lavoro in Italia dopo un’esperienza significativa all’estero è molto facile ma potrebbe chiedere di scendere a compromessi, cosa che non tutti, e soprattutto i meno giovani, sono disposti a fare. Il mio consiglio resta comunque quello di mantenere un buon network di conoscenze in Italia (molti ritengono che il successo è proprio legato alle connessioni!) e di seguire costantemente le offerte di lavoro adatte al proprio profilo professionale. Scrivere un buon curriculum e creare un profilo Linkedin accattivante rappresentano gli elementi vincenti per essere invitati ad un colloquio e di ricevere un’offerta di lavoro. Tutte le ho offerte di lavoro che ho ricevuto, sono partite da Linkedin.

Per concludere, parlando di progetti futuri: adesso che sei in Italia, hai intenzione di restarci a lungo oppure ti attende presto una nuova avventura?
Al momento non ho particolari necessità di andare via o di cambiare lavoro. Sono da poco riuscito a ricoprire una posizione pertinente al mio percorso di studi e per giunta in Italia. Come tutti noi però abbiamo sogni nel cassetto e obiettivi ben definiti di cui focalizziamo la meta ma non conosciamo il percorso. Essendo una persona molto dinamica e flessibile, sono sicuro che non mi farò sfuggire opportunità che potranno migliorare sensibilmente la qualità della mia vita, che esse siano in Italia o all’estero.