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Ho fede nella tua fede

Cercando casa il primo anno che mi sono trasferita a Londra, trovai un alloggio studentesco ad un paio di fermate della metro dalla mia nuova università, con vista sullo stadio di Wembley. Arrivata fisicamente sul posto, dopo qualche giorno mi accorsi che i tanti ristoranti e negozi vari del quartiere avevano un qualcosa di asiatico – particolarmente asiatico. Scoprii in breve che l’area era a predominanza indiana. Il che, però, non significa solo locali per il kebab in fila indiana sulla strada principale o vetrine di abbigliamento addobbate con Sari e Shalwar kameez.

Vicino alla grande arena di Wembley si trova il municipio, cuore dell’amministrazione e delle attività locali organizzate dal comune. All’interno dello stesso edificio, vi è la biblioteca. Non che mi aspettassi gli scaffali ricoperti di tomi in italiano con una striminzita sezione dedicata alle lingue straniere, ma camminare per la prima volta tra corridoio con libri in hindi, arabo, e polacco, fece comunque una certa impressione. Da allora, ho visitato altre tre biblioteche nello stesso municipio, e la storia si ripete, ora aumentando i ripiani per il turco, ora per il russo. Nella zona in cui mi trovo ora, ci sono molti volumi in portoghese, quasi eguagliati in numero da quelli in francese.

È in questa stessa zona che sono entrata per la prima volta in un tempio hindu, sulla medesima strada dove – a solo un paio di palazzi di distanza – si affaccia anche una moschea. Al di là del fiume Tamigi, verso sud, Vauxhall, nel quartiere dove stanno costruendo nuovi uffici per Google, la predominanza della popolazione è di colore. Ci sono più chiese cattoliche, evangeliste e del rinnovamento. Il carattere comunitario tra le famiglie è molto forte.

A due passi dall’Abbazia di Westminster si erge la Cattedrale di Westminster, la cui differente denominazione della fede è facilmente identificabile grazie al colore dei cartelloni esposti fuori, con nome e orari delle messe: rossi per cattolica, blu per protestante. La volta di questo edificio sembrerebbe un capolavoro di artista: nera come la pece, buia e cupa come l’inferno delle Scritture. Peccato che stiamo parlando del soffitto, dove il visitatore dovrebbe essere accolto dalle candide tonalità del paradiso. Non si tratta in effetti di un capolavoro: la volta, come altre cappelle laterali, non è finita. La Cattedrale di Westminster è la chiesa madre per i cattolici del Regno Unito, ma è stata costruita solo a partire dal 1895, ed i soldi necessari al completamento delle decorazioni interne sono ancora in fase di raccolta.

Viaggiando per qualche altra città dell’Inghilterra, il profilo del paesaggio rimane più o meno uguale. Non ci sono palazzi alti – anche nella capitale, i famosi grattacieli sono limitati alla City o alle periferie, dove si costruiscono nuove case in continuazione. Non ci sono cupole, ma guglie di chiese in stile gotico. Qualche volta si intravedono le statuine degli esterni dei tempi hindu. O, come vicino a Regent’s Park a Londra, le bianche e lisce mura delle moschee. Camminando nei quartieri nord della capitale, mi sono ritrovata a fissare continui flussi di adolescenti con payot e kippah, spesso seguiti da adulti con l’altro tipico cappello ebraico nero a falda.

Venendo da un paese cattolico come l’Italia – con libertà di religione sì, ma con una lunga storia e tradizione intessuta con la fede – una tale miscela di culti mi prese alla sprovvista. Come fare a combattere quelle vocine nella testa che scattano quando si sale su un autobus dove son sedute due donne con indosso un burqa, grandi occhiali, e guanti neri, che lasciano scoperto si e no qualche millimetro di pelle intorno agli occhi? In tutto questo mare magnum di pensieri, simboli, e architetture, una lezione si fa strada, un po’ alla volta, diventando convinzione, abitudine, e infine un credo in sé. Trovandosi in questo rimescolio di religioni, i vari nuclei approfondiscono la loro fede, vi aderiscono liberamente, cercando meno fantocci da attaccare, nemici da cui difendersi, barriere da innalzare, quanto una vera ancora a cui guardare.

Sarà per questo che mi è capitato di incontrare in questa terra dei cattolici piuttosto radicati – e qualcuno radicale – come pochi in Italia: alcuni quasi estremisti, ma tanti osservanti dal cuore aperto. Sarà per questo che camminare fianco a fianco con Musulmani non solo non mi mette a disagio, ma quasi non mi suscita più neanche quella necessità di esaminarne il vestiario. E portandomi dietro l’abitudine, mi sorprendo ora delle reazioni quasi di shock di amici e conoscenti nelle stesse situazioni lungo le strade di Roma. Sarà per questo che quando si fa il digiuno – per la Quaresima o per il Ramadan – non si deve ascoltare il tono canzonatorio dei compagni di tavola: fino a quando si tratta di scelta personale, tutto viene rispettato.

L’intenzione qui non è solo di fare un elogio alla libertà di culto. Alla base degli atteggiamenti osservati, si trova una forte comprensione di identità. La storia inglese è sempre stata caratterizzata dalla multiculturalità, e forse lascerebbe turbati se, dopo tutti questi secoli, ci si trovasse di fronte una società xenofoba – come qualche segnale è stato lanciato allo scoppio della Brexit. Questa è la loro identità: l’hanno abbracciata e ne han fatto uno stendardo. Qual è quella dell’Italia?

Credi, Prega e Chiedi. I tuoi desideri verranno esauditi.

L’atmosfera di Natale in un paese musulmano é un po’ diversa da come ce la aspettiamo. Dopo la festa del Tabaski, a settembre, o anche chiamata Eid al-Adha, il momento religioso in cui si celebra il sacrificio dell’agnello da parte di Abramo, e di tutta la popolazione senegalese musulmana in questo caso, il Senegal ha appena festeggiato la festa del Magal di Touba, dove, nel terzo weekend di novembre, tutti i senegalesi musulmani si sono recati alla città sacra di Touba in pellegrinaggio per commemorare la partenza in esilio di Ahmadou Bamba in Gabon. Magal in wolof significa “rendere omaggio, celebrare, rendere magnifico”.

Parallelamente al calendario musulmano e delle feste religiose, i cristiani-cattolici si preparano alla celebrazione del natale con celebrazioni della messa la domenica, spiritualmente connessi agli altri credenti, e con mercatini e bazaar natalizi che propongono regali, oggettistica, abiti, borse, prodotti tipici, oli essenziali e decorazioni natalizie.

Il clima é sempre caldo, la neve non c’é, e la stagione della pioggia é terminata; si possono pero’ acquistare alberi di natale e le palline per decorare. Immaginano il mare sia una bella opportunità per incontrare amici e famiglia durante le vacanze natalizie, cucinando pesce e riso a casa o mangiando un buon piatto di pesce fresco, succhi di frutta e patatine fritte in spiaggia.

Le due religioni armoniosamente convivono, penso presto vedremo le decorazioni anche nella città, e le riunioni familiari o i viaggi per rientrare a vedere la famiglia, per ricaricare le energie e per ricominciare.

E’ interessante vedere come i differenti paesi marcano feste specifiche, che cosa scelgono di celebrare, e come si riuniscono, e come queste scelte influiscano direttamente sulla popolazione, la sua cultura e le sue tradizioni, e sulla mappatura e disposizione socio-geografica della città.

Penso l’apprendimento maggiore di questa esperienza senegalese sia stata di comprendere il ritmo di un paese, le differenti attività, e le dinamiche sociali. Qui sembra che il tempo sia dilatato, tutto va un pochino più piano, ma si vive di più e si apprezzano maggiormente le relazioni sociali e il contatto umano.

La notte dell’11 dicembre poi, abbiamo celebrato la nascita del profeta Maometto, canti religiosi dagli altoparlanti dei quartieri della città, nelle moschee, in cui si leggeva il Corano e si pregava per la pace nel mondo, perché i desideri di ciascuno venissero esauditi, perché Maometto possa far seguire i suoi precetti di uomini fedeli, responsabili, devoti alla pace e al rispetto degli altri, alla solidarietà e all’aiuto dei più poveri. Si è pregato molto affinché gli uomini (e le donne) di fede possano adempiere ai 5 pilastri dell’Islam (le due testimonianze di fede, le preghiere di rito, offrire elemosina, digiuno durante il mese del Ramadan e il pellegrinaggio alla Mecca almeno una volta nella vita per tutti quelli che siano in grado di affrontarlo).

Vedo molto somiglianza tra il Cristianesimo e l’Islam, come regioni monoteiste e come precetti e valori di altruismo, di fede e di correttezza, di profeti che, con il loro esempio, insegnano a noi uomini a vivere insieme sulla terra, nel rispetto e nella dignità, nell’aiuto e nell’ascolto, nella preghiera e nelle parole di incoraggiamento.

Il Senegal mi ha insegnato a vivere in comunità, ad apprendere a vivere “sulla stessa piroga” espressione per definire il vivere insieme ( qui è un paese dove i pescatori sono numerosi e le attività di pesca sono economicamente proficue), in pace e con un’attitudine positiva verso la vita e verso le situazioni. Qui la fede e il credere sono cosi forti che esiste più amicizia e meno paura dell’altro. Queste, a mio parere, sono le chiavi per una vita speciale, felice e senza inquietudine verso il futuro. Se vi sono preoccupazioni, ci si affida completamente al cielo e, nell’attesa, si crede nel meglio. Perché, come il mio amico Ahmed mi ha insegnato, nuotando sulla spiaggia di Ngor a Dakar nel giorno della nascita di Maometto. Se oggi si attende ma qualcosa non funziona, domani sarà sicuramente meglio. Perché il Signore ci mette davanti ostacoli che possiamo affrontare e superare, e ci da la forza per continuare, sempre apprendendo e facendo del bene agli altri.

Buon Natale a tutti e un abbraccio del Senegal!

 

Gaia