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Di sogni e traslochi. Un nuovo mondo: Madagascar

Mi sono ritrovata a vivere su un’isola. Il sogno di una vita, un posto dove poter essere tranquilla e aiutare chi ha veramente bisogno, soprattutto e specialmente in termini di bisogni alimentari.

Il Madagascar é la quarta isola più grande del mondo. Qui l’80% della popolazione vive in condizione di povertà. E il basso reddito unito alla scarsa attività agricola contribuiscono all’insicurezza alimentare e nutrizionale. Situazione che si è ulteriormente aggravata dal declino delle risorse naturali, dai sempre più frequenti e gravi shock legati al clima (come ad esempio cicloni e lunghi periodi di siccità) e dalla capacità limitata di governance del paese. Per non dimenticare poi il problema delle infrastrutture, della disuguaglianza di genere e di tutta una serie di pratiche tradizionali che sostengono la malnutrizione.

Rimaniamo su numeri e dati, perché anche questi servono per capire il Madagascar. Sono in un posto in cui il 47% dei bambini al di sotto dei 5 anni soffre di problemi legati allo sviluppo e alla crescita a causa di malnutrizione. Il 44% della mortalità infantile è associata alla denutrizione.

Le cause della fame sono tante e sono dovute principalmente a dei gap esistenti nel design e nell’implementazione delle politiche nazionali, nei bassi investimenti nelle capacità istituzionali e nello scarso valore nutrizionale delle diete nazionali. Ma anche nelle scarse infrastrutture igienico-sanitarie, nella bassa produttività dei sistemi agricoli, nell’insicurezza locale e negli investimenti limitati in infrastrutture rurali. Ed influiscono anche problemi e situazioni in cui si verificano discriminazioni basate sul genere e norme socio-culturali che contribuiscono a sostenere il basso status sociale delle donne, dei bambini e dei gruppi emarginati.

Accanto a questi dati c’è un altro Madasgar. Il Madagascar è anche un’isola paradisiaca, meta turistica di spiagge, parchi nazionali e ricca di biodiversità. Sull’aereo per arrivare qui, la settimana scorsa, i miei vicini di volo erano una felice coppia tedesca, ora in pensione, e volenterosi di viaggiare verso una grande isola, con l’Oceano Indiano tutto attorno.

Le prime impressioni sono di una città tutta in salita, con tante scalinate e tanti diversi colori di palazzi. Stile francese per la lingua e per la storia di colonizzazione, i Malgaches (gli abitanti di Madagascar) sono affabili e gentili, molto pacifici e pazienti. Nella capitale ci sono moltissimi bambini in strada e una quantità enorme di mercati – a tutte le ore del giorno – della frutta, della verdura, di elettronica, di vestiti, di libri.

Mi sembra di essermi tuffata nel passato per aiutare le popolazioni presenti. Con l’espressione Mens sana in corpore sano impressa a caldo nella mia testa, sono convinta che qui possiamo fare tanto per fare in modo che bambini delle scuole elementari abbiano il cibo a sufficienza per crescere sani e forti, per studiare e per avere future grandi opportunità di lavoro e vivere bene.

Un’altra cosa che sto imparando a conoscere è che ai Malgaches piace molto la frutta (in questo momento è la stagione dei cachi e dell’ananas) e cantare! Mi trovo già in sintonia con loro. La prima canzone cantata insieme è quella di Richard Anderson- Reality, colonna sonora del tempo delle mele – durante un embouteillage – il trafffico della città!