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If there is a Will, there is a Way: id est, Volere è Potere

Questa foto rappresenta l’inizio di una Grande Avventura insieme. Cinquanta giovani, rappresentanti Giovani dei Paesi del G20, si sono incontrati a Cordoba, Argentina, dal 13 al 20 Agosto 2018, per discutere dei problemi che affliggono i giovani globalmente, e trovare delle soluzioni innovative, con uno sguardo curioso e attento al mondo che sta cambiando.

Una settimana di lavori intensi per infine arrivare alla stesura di un documento di politiche che le noi giovani vorremmo ascoltate e rappresentate in quelle che poi saranno le politiche di governo dei nostri rispettivi paesi, e per le quali ci “batteremo” per fare in modo che i nostri leader di governo possano discuterne, sedendosi al tavolo del G20 con le nostre proposte, per approvarle e per applicarle infine alle nostre vite, a quelle di tutti.

La protezione dei giovani in campo lavorativo é al primo posto, con la creazione di uno schema di protezione sociale che permetta ai giovani di cambiare lavoro, non solo “geograficamente”, ma anche rispetto a campi di specializzazione diversa, ma restando quindi protetti da assicurazione sociale, assicurazione medica e contributo pensione.

Altro punto importante per noi giovani (e non solo) è il re-skilling, o riqualificazione, con una serie di training che il settore pubblico e il privato deve poter offrire ai lavoratori, con due obiettivi principali da tenere bene a mente: rimanere rilevanti e aggiornati nel mondo di lavoro (pensiamo a nuove competenze di teamwork, empatia, compassione, collaborazione – le cosiddette soft skills – ma che comprendano anche dei programmi intensivi digitali e tecnologici, per permettere a tutti di sapere navigare nel mondo di oggi, decisamente tech e sempre più interconnesso) e poter crescere nell’azienda o nell’organizzazione per cui si lavora (crescita professionale).

Altro punto sul quale ci siamo concentrati, tra gli altri, é quello del congedo parentale non trasferibile tra i coniugi, per permettere che entrambi i coniugi abbiamo diritto ad un periodo con i propri figli, specialmente alla loro nascita. Anche qui, duplice obiettivo: preservare un equilibrio lavoro-vita personale, e in secondo luogo, permettere ad entrambi donne e uomini di poter progredire nella loro carriera, diminuendo il gap di salari e promuovere eguali opportunità femminili e maschili nel lavoro.

Il documento completo ( disponibile qui in inglese) e che presenteremo ai nostri governi, e del quale io vi ho riportato solo alcuni dei temi cardine, già delinea piani di azione in termine di sostenibilità e di utilizzo di energie rinnovabili, di un nuovo modo di insegnare e di apprendere nel XXI secolo (quali sono le competenze per i lavori del futuro), incentivi e spazi per gli imprenditori e per le start-up e la loro sostenibilità e profitto nel tempo, e il futuro del lavoro, i cui punti e spiegazioni sono sopra elencati.

Se vogliamo vedere e fare esperienza di un futuro con maggiori opportunità di lavoro, in cui i ragazzi sono non solo preparati, ma capaci di affrontare le molteplici sfide che la vita ci presenta, in campo personale e lavorativo, dobbiamo preparare sin da ora le basi per la nostra presente generazione e per lasciare una legacy positiva a quelle che seguiranno per l’apprendimento di nuovi soft skills – come empatia, teamwork, compassione, dialogo – ma anche hard skills – come per esempio l’utilizzo della tecnologia per facilitare le collaborazioni di lavoro in tutto il mondo.

Alle volte, o per qualcuno, può sembrare difficile, certo, ma dobbiamo riuscire a immaginare ora il futuro che vogliamo. Tutti i nostri sogni possono essere messi su carta e divenire realtà, e non é solo un modo di dire. Se siamo sicuri di quello che vogliamo, dobbiamo saperlo scrivere, spiegarlo e deve essere trasmesso a chi può influenzare le politiche di governo e dobbiamo farlo non solo per noi, i giovani di oggi, ma per i giovani di domani, per i leader che sapranno mettere in pratica delle soluzioni concrete alle difficili sfide del nostro presente. Per permettere all’Umanità di essere migliore, migliorando le nostre condizioni presenti.

Infine, mettere a disposizione le nostre capacità sul lavoro, le nostre abilità di innovare e di pensare criticamente, di metterci in gioco, e di mettere in discussione lo status quo, per eliminare l’ineguaglianza e l’ingiustizia nel mondo, sono azioni più che mai essenziali, necessarie. Sempre con la consapevolezza di far parte di una stessa barca, noi, essere umani limitati nel tempo, ma con la volontà di vivere felici, in armonia con gli altri, dove rispetto, altruismo, pace, dialogo, negoziazioni e gentilezza siano i pilastri della nostra esistenza terrena. Dove l’Amore per noi e per il Prossimo ci permetta di fare sempre del bene, e comunque, il Bene delle Nostre Società, combattendo l’esclusione sociale e proteggendo le risorse del nostro pianeta terra, per tutti.

Quello che mi rimarrà per sempre di questa esperienza è il ricordo della fatica delle nottate a scrivere, i dibattiti e le negoziazioni infinite tra noi giovani rappresentanti dei Paesi del G20 per raggiungere il pieno consenso e produrre il policy paper. Ma la memoria più bella sarà sempre auella dei volti e i sorrisi di tanti ragazzi accomunati della stessa instancabile voglia di cambiare il mondo. Ecco, ripensare a questo mi darà sempre l’energia necessaria per svegliarmi e dire a me stessa: “Insieme ce la faremo. Per un mondo più grande e complesso di noi, ma che insieme proviamo a capire, per costruire un futuro di giustizia, di rispetto e di eguaglianza. Tutti noi, nelle nostre vite, possiamo essere un esempio vivente di un avvenire luminoso e pacifico”.

Dedico questo post a Kofi Annan, deceduto il 18 agosto 2018, diplomatico Ghanese e settimo Segretario Generale delle Nazioni Unite dal 1997 al 2006, e premio Nobel per la Pace nel 2001.

More than ever before in human history, we share a common destiny. We can master it only if we face it

Connettiamo il mondo partendo da…

Nella vita penso che un pizzico di riflessione personale sulle attività che si intraprendono, sulle persone che si conoscono e sui progressi professionali che si raggiungono sia sempre necessaria.

L’autovalutazione, come quando al liceo organizzavamo le giornate “autogestite”, gestite da noi – e quindi senza la supervisione dei professori, attingendo alla nostra creatività e alle nostre passioni, diventando noi stessi i professori di pittura, di viaggi, di scambi culturali, di sport, di lingua e psicologia, di politica e riflessioni economiche sul cambiamento del mondo attraverso i cellulari e internet – è estremamente importante e utile per capire dove siamo (nel presente) e dove vogliamo andare (nel futuro). Da dove veniamo, la maggior parte delle volte già lo conosciamo.

Nel mio lavoro, ora – tempo presente – amo quello che faccio. Mi occupo di gestione dei social media, coordinamento di stampa durante eventi culturali, riunioni regionali, training dei beneficiari e attività di sensibilizzazioni di giovani. Scrivo in continuazione, ma quello che mi appassiona di più è seguire LIVE, attraverso gli strumenti social media, gli eventi che organizziamo. Interagire con i partecipanti, ascoltarli, capire cosa li spinge ad avvicinarsi a noi, intervistarli e “catturare magici momenti di straordinaria quotidianità”. Una volta che passa un evento, ci si rende conto che l’organizzazione segue uno schema prestabilito, ma quello che cambia sono le persone che partecipano. Ogni volta ti rimane addosso la sorpresa sempre nuova del conoscere l’altro, del discutere su argomenti differenti (dalle convenzioni per la protezione del patrimonio mondiale culturale all’educazione per uno sviluppo sostenibile delle città e delle comunità) e di sviluppare le notizie nel momento presente, che scivolano con hashtags su Twitter, registrando magari i video sulle emozioni dei partecipanti. Molto spesso, impegnati a cambiare il presente del mondo intavolando discussioni sui temi del futuro.

Ascoltando gli altri, capendo l’altro veramente, si sviluppa empatia, si diventa più “morbidi”. E i social media possono servire anche a questo: ad amplificare e a espandere nel mondo quei messaggi di pace, di compassione e quelle voci di menti brillanti con idee straordinarie che possono essere d’ispirazione. Ma possono anche traghettare le voci di quei giovani alle prese con le sfide della vita, che devono essere ascoltati: noi serviamo anche per portare le loro voci in alto, ossia verso livelli politici e ministeriali dove i negoziatori e i governi devono essere pronti – con orecchie e cuore aperto – a studiare e valutare le richieste dei possibili giovani leader del domani.

Le piattaforme dei social media sono la rivoluzione del nostro presente. Bisogna usarle senza però abusarne, quasi “capendole”: per far questo si deve saper pubblicare contenuti utili, rilevanti e interessanti, e si deve anche interagire con il pubblico, rispondendo a domande e chiarimenti. E – perché no – anche sfidando gli ascoltatori o i lettori attraverso immagini, video e quiz per approfondire determinate conoscenze e risvegliare il proprio senso della curiosità. Così si possono davvero (s)muovere persone, sviluppare storie vere e rompere stereotipi, stravolgendo trends (#) negativi in attitudini e comportamenti positivi delle persone. Questo in tutto il mondo.

Se dovessi definire quello che faccio e perché lo faccio, è perché ogni giorno credo fermamente nel cambiamento di cui, ad oggi, ho fatto esperienza e ho testato sulla mia pelle. Questa è l’unica costante, l’unica certezza. Credo negli esseri umani, credo nei comportamenti giusti, nel rispetto, nel dialogo, nella solidarietà, nel buon cuore, senza abusi, nell’amore multiculturale, nell’ascolto senza giudizio, e cerco di portare il mio messaggio nel mondo attraverso un’organizzazione che ha combattuto le guerre e che vuole portare la pace nelle menti degli uomini e delle donne. Per un mondo dove le Nazioni possano essere uniti. Tutto comincia da noi, dagli esseri umani di questa terre che costituiscono queste Nazioni. I social media sono solo uno strumento di quello che sappiamo già ma che, purtroppo, abbiamo dimenticato.

Vediamo se la tecnologia può riportarci vicini, insieme, in un’immensa pangea di abbracci condivisi. Uniamo il mondo. Attraverso le nostre azioni quotidiane. E impariamo ad usare questi strumenti a nostra disposizione in maniera positiva, utile per connettere il mondo in ogni modo possibile.

Ps. Nell’immagine, vado in bicicletta durante l’assemblea generale delle Nazioni Unite programma per l’ambiente il 4 dicembre. Un’iniziativa per valorizzare l’aria pulita, con meno automobili e maggiore contatto con la natura. Questa immagine rispecchia anche il mio spirito, con una citazione di Albert Einstein, che recita più o meno cosi: la vita è come andare in bicicletta. Per mantenere l’equilibrio, bisogna continuare ad andare, senza fermarsi.