Il fare squadra

Nella vita ho imparato che due é sempre meglio di uno, e che la squadra che gioca unita vince. Penso al maxibon due gusti, diversi ma complementari, come in una coppia, e nella squadra di calcio che si passa il pallone e insieme stabilisce la miglior tattica per fare goal, come in una squadra di lavoro, giocando con trasparenza e rispetto dell’avversario.

Il lavoro deve essere inteso come sforzo comune verso il raggiungimento di un obiettivo (o di vari) obiettivi in cui la passione per quello che si fa é indispensabile. Se mi piace scrivere, allora sarebbe bello trovare un lavoretto nel campo della comunicazione, se mi piace cantare sfondo e vado tutte le settimane a cantare con gli amici al karaoke nel bar della città, se mi piace ballare idem, in un locale in cui suonano musiche e melodie che fanno schioccare una scintilla nel mio ritmo del corpo, se mi piace fare sport cerco un gruppo di nuovi amici con cui allenarmi.

Ci complichiamo la vita alla volte e veniamo abbattuti dalla competizione che non vediamo, ma che sentiamo solo. Per tutte le persone
che conoscono le lingue, che hanno milioni di master e di dottorati, che hanno viaggiato e conosciuto, ma che ancora non sono soddisfatti di sé e vorrebbero essere di più. Non dare di più, intendiamoci. Non stiamo parlando della canzone “Si può dare di più” perché, in questo caso, tutti sono incoraggiati a dare di più in questa vita, ad imparare, ad essere tecnicamente preparati, ad essere teoricamente un pozzo di scienza e conoscenza e in pratica saper fare tutto quello che il capo chiede in ufficio. Con efficienza, con sorrisi e senza mai una goccia di sudore o una possibilità di stanchezza.

Quello che ci abbatte è sempre la paura del diverso, dell’avversario, del non fare abbastanza, del non essere abbastanza, di volere dare di più non ascoltandoci (in senso di corpo e mente) e continuando a correre all’impazzata verso degli obiettivi cartacei che probabilmente nel corso della nostra vita terrena e nel corso della nostra “leggenda personale” (citando sempre il mio amato autore Brasiliano Paulo Coelho) probabilmente non vedremo mai realizzati.

Il lavoro ci insegna che ci vuole molta pazienza, molto coraggio, molta motivazione per svegliarsi ogni giorno e credere fortemente in quello che si fa. Che si sta facendo qualcosa di utile per il mondo, o per il proprio paese, o per la propria comunità, o per i propri amici, o per la propria famiglia, o per la persona che si ama e con cui si vuole passare il resto della vita.

Ognuno ha la propria battaglia giornaliera, i propri sogni, i propri obiettivi. Ma se scegliamo, e ci battiamo per ottenere, un lavoro che ci “nobilita” (citando Marx) e in cui crediamo di poter dare e fare il meglio che possiamo, allora tutto il resto non conta. L’Amore per un lavoro, esprimendosi a suono di canzoni (“L’amore conta” di Ligabue) è tangibile nella volontà di unirsi agli altri, e, insieme, a dare il meglio per la creazione, lo sviluppo e la realizzazione di un progetto nella realtà, e non solo su carta e nell’immaginario della nostra fantastica testa (che spesso e volentieri immagina più di quanto dovrebbe, alienandosi dalla realtà e creando storie surreali – positive e/o negative – che possono ledere al nostro sviluppo mentale e alla nostra relazione sociale con gli altri).

UN InterAgency Games 2016 Malaga, Spain & Community building 832Queste riflessioni scaturiscono da un viaggio sportivo a Malaga, in cui ho avuto l’opportunità di nuotare con 4 colleghe straordinarie di lavoro (provenienti da Paesi diversi e lavorando tutte in Paesi diversi) ma collegate da una comunità di lavoro che attraversa paesi, barriere geografiche e socio-culturali. Ci siamo conosciute in loco e abbiamo messo tutte le nostre energie e la passione per lo sport nelle gare di nuoto. Ci siamo sostenute, appoggiate, ci siamo allenate insieme, condividendo tutto, abbiamo riso, gridato, ci siamo abbracciate, volute bene, abbiamo vinto insieme. Come noi, altri 1200 partecipanti, provenienti da tutte le agenzie delle Nazioni Unite nel mondo si sono incontrati – chi per la prima volta, chi veterani di gare sportive UN – per condividere momenti, lavorare insieme attraverso lo sport, attività ludiche e ricreative, per fortificare uno spirito di team che ci possa unire nelle nostre attività giornaliere, nella speranza di poter contribuire, anche con un piccolo granellino di sabbia – come mi sta insegnando questa Dakar sull’oceano – al progresso socio-economico del mondo – nel paese in cui lavoriamo. Con la consapevolezza che tutto – ogni nostra singola azione – é un’attività umana e che per questo, il progresso è possibile solo se le nostre azioni quotidiane sono svolte con rispetto reciproco, cura e delicatezza, empatia e forza interiore, con un pensiero aperto agli altri, a nuovi orizzonti, nuove tipologie di lavoro e un sorriso verso ciò che non conosciamo. Che l’Altro sia una finestra che non abbiamo paura di aprire e che invece sia un motivo di Gioia e di Sorpresa.

Il mondo ci riserva sorprese. Impariamo a vivere nel presente e non preoccuparci troppo di ciò che avverrà nel futuro. Lavoriamo con cura, e amiamo i nostri compagni di lavoro, come amiamo i membri della nostra famiglia, i nostri fratelli e sorelle, i nostri amici e i nostri partner.

“Segui il tuo cuore e arrivando alle stelle prova a prendere quelle” Irene Grandi, La tua ragazza sempre

I can see clearly now– Johnny Nash

Hundred Miles– Yall feat Gabrielle Richard

Aerodynamic– Daft Punk

La Cina e il Senegal: ambiente e infrastrutture

Dakar è una città molto piacevole: sole, oceano, isole da scoprire, molto pesce fresco e calamari, riso e patatine fritte.

Negli spostamenti preferisco usare i mezzi pubblici . Non tutte le zone della città sono perfettamente vivibili. Sono da migliorare ancora diversi servizi pubblici, il sistema fognario è in via di completamento e si vedono ancora pochi operatori ecologici e rari cassonetti per l’immondizia.

Le infrastrutture, molto spesso, sono in fase di avanzata costruzione: i progetti per la loro conclusione e inaugurazione (uffici, case o edifici adibiti a nuovi quartieri residenziali potenziali) sembrano non avere però tempi rapidi.

Poubelle_Blogpost2Ma esiste In questo quadro una volontà da parte dei giovani senegalesi di migliorare le condizioni della loro città , anche loro immaginano una città più bella, più respirabile, più pulita. Si sono organizzati partendo dalle piccole cose. Iniziative come i cestini dell’immondizia appesi al muro (vedi foto); si cercano di organizzare giornate di volontariato di giovani che raccolgono il “dechet” – la spazzatura.

In campo infrastrutturale la presenza della Cina si vede e si percepisce. La China Road and Bridge Corporation, una della quattro grandi aziende statali cinesi – finanziata dal governo della repubblica popolare dal 1958 e dal 1979 azienda formalmente istituita – é la prima ad essere entrata nel mercato internazionale in progetti di appalti e di amministrazione di progetti per la costruzione di strade, ponti, porti, ferrovie, aeroporti, gallerie e progetti di tutela acque, opere comunali. Questa azienda è presente anche in Senegal. In totale l’azienda madre cinese possiede 50 filiali e uffici in oltre 50 paesi e regioni in Asia, Africa, Europa e America.

Secondo i dati di UNCTbuildingAD e IMF, rispettivamente l’agenzia delle Nazioni Unite specializzata in commercio e sviluppo e il fondo monetario internazionale, la Cina é il maggiore trader commerciale a livello globale con l’Africa, sorpassando la leadership degli Stati Uniti nel 2009. Cifre di 156,4 miliardi di dollari di commercio di beni con l’Africa (dati 2013) e 2,5 miliardi di dollari di investimenti diretti esteri verso l’Africa (dati 2012). Secondo i dati del ministero del commercio cinese, il commercio sino-africano ha raggiunto i 126,9 miliardi di dollari nel 2010, e il volume del commercio tra Cina e Africa è cresciuto del 30 % durante i primi tre trimestri del 2010, segnalando – secondo il China Daily, – un nuovo record. I 5 partner commerciali maggiori della Cina sono l’Angola, il Sud Africa, il Sudan, la Nigeria e l’Egitto – secondo il Forum on China and Africa cooperation.

Nel corso degli ultimi decenni, la rapida crescita economica della Cina – ad un tasso di crescita annuale del 10 % per gli ultimi tre decenni fino al 2010- (ma oggi in lieve decrescita con problemi di maturazione del mercato) e la classe media in espansione ha alimentato un bisogno senza precedenti di risorse. La potenza economica si è concentrata quindi sull’Africa come cantiere per fornire risorse energetiche a lungo termine, necessarie per sostenere la sua rapida industrializzazione, bloccando le fonti di petrolio e altre materie prime in tutto il mondo.

La strategia cinese adottata in Africa è di win-win. Costruzione di ponti, strade e ferrovie in cambio delle materie prime africane, e creazione di lavoro per la popolazione locale. Nell’ultimo investimento cinese verso il Senegal, per un ammontare di 420 miliardi di dollari destinati alla costruzione di infrastrutture su un periodo di 4 anni, ha creato fra i 7000 e gli 8000 posti di lavoro temporanei e tra i 700 e gli 800 di permanenti. Critiche però sulle pratiche commerciali, e sull’incapacità di promuovere good governance e rispetto dei diritti umani si sono già fatte sentire dalla società civile senegalese.

Le speranze di un corretto comportamento economico della presenza cinese in Africa potrebbe far dimenticare quell’intervento che corretto non è stato da parte delle potenze occidentali nella corsa alle immense ricchezze africane dei due secoli trascorsi. La speranza dei giovani senegalesi , oggi, è non vedere confermati quei timori di associare ancora una volta nella loro storia le potenze occidentali alla Cina.

La nuova generazione dirigente non vuol più essere segnata da amarezza e delusione.

Il giornalaio Ibrahim

Parto da questa foto.

Ibrahim il giornalaioVicino a casa qui a Dakar ogni giorno passo davanti al chiosco di Ibrahim, che vende quotidiani senegalesi, magazine settimanali senegalesi di economia e politica, riviste per donne mensili e magazine internazionali quali Forbes, Time, Courrier International.
Mi piace la diversità delle notizie e il gusto di sfogliare tanti giornali pensando alle redazioni gremite di tante penne e teste che hanno contribuito alla realizzazione dei testi.
Mi piace pormi domande, porre domande e de-costruire gli stereotipi socio-culturali e personali tra gli esseri umani. Apprezzo e stimo i giornalisti che si buttano sul campo e vanno a cercare le notizie, per rappresentare la realtà secondo il loro punto di vista e secondo le loro idee e ricerche. Tanti angoli differenti, tanti punti di vista, tante opinioni e idee, costruiscono una società pluralista, più democratica, più aperta e più desiderosa di conoscere e scambiare ulteriori idee per migliorare lo statu quo. Non credo a chi dice di appartenere ad un partito, di essere legato fortemente ad un’idea e di non poterla mai cambiare. Tutto cambia, tutti cambiamo e come insegnava il filosofo Eraclito “tutto scorre”. Per questa ragione, è necessario riflettere, ascoltare, cercare di capire, non imporre la propria idea come la migliore e l’unica sulla piazza e ricercare la calma e la tranquillità per poter comprendere l’altro.

Questa empatia umana è molto visibile e palpabile nelle persone qui in Senegal.
C’è poco e le infrastrutture non sono veloci e attrezzate. C’è l’essenziale: il supermercato, la farmacia, la boutique della tua amica che vende i tessuti che servono per creare i vestiti colorati delle donne, c’è il mercato della frutta, una panetteria nei dintorni se si è fortunati e si vive nel centro della città, una chiesa sempre in centro città e tante moschee che ti ricordano di essere in una società musulmana aperta ai cattolici, dove si celebrano Pasqua, Ramadan e riti animisti. Un paese apparentemente pacifico che include gli altri e accoglie tutti i colori e tutte le religioni.

In questo essenziale, e come cantava il nostro Marco Mengoni, si ritrova la pace dei sensi e il cuore parla di più. A te stesso e agli altri. Le persone vanno ad un ritmo più lento, per concludere operazioni bancarie bisogna prendere mezza giornata di ferie lavorative, per raggiungere un posto che si trova a 5 km da te esistono gli autobus, gremiti di persone e i taxi in cui si negozia il prezzo con il taxi man. Si arriva al luogo d’incontro che si è stabilito con gli amici in più o meno quarantacinque minuti – un’ora.

In questi momenti si inizia a parlare, si stabiliscono più relazioni umane, si vive di più, più intensamente e con più pazienza. Si ascoltano e si capiscono le sofferenze degli altri, i turbamenti, le gioie e i dolori. Si applaude ad una conquista e si spera in un futuro migliore dove tutti possano finire la scuola e trovare un lavoro che rispecchi le proprie passioni.
Si interagisce e si creano vincoli di amicizia. E non ci sente soli. Tutto viene relativizzato quindi. Non si è più considerati come il bianco che arriva e vuole cambiare le cose, iniettare soldi nel sistema economico e poi andare via senza creare nulla di solido, durevole nel tempo e che possa permettere alle persone in loco di svilupparsi e creare loro stessi il proprio futuro. Si è considerati come un essere umano, bianco e nero che tu sia, discutendo di politica e società senegalese e integrandosi piano piano alla società. Integrandosi il rischio è perdersi e non avere punti di riferimento, e ritrovarsi un’altra volta catapultati in un’altra società che pensa e agisce in maniera diversa da come tu ti eri abituato, avevi imparato, avevi capito, avevi digerito-interiorizzato, e avevi accettato. E una società in cui ti sentivi a tuo agio e ti sentivi bene e accettato.

Per questo, come diceva sempre mio cugino Antonio di Portici, non ti dimenticare mai da dove vieni. Cosi sai sempre dove vai, e puoi tornare se vuoi. Io amo l’Italia e vorrei vedere i miei bambini in un luogo sicuro, dove possano crescere e gioire come ho gioito io con mio fratello, con i miei vicini di casa giocando in cortile e raccogliendo fragole, guardando i cartoni animati, mangiando i chupa chups e la scodellina del gelato e giocando a nascondino. Andando al parco giochi sentendosi sicuri e andando a scuola felici di apprendere. Con la gioia e la speranza di un futuro. Con tanti sogni e desideri nello zaino e con la certezza che, un giorno, cantante o nuotatrice che tu sia, tu potrai essere davvero felice, accanto a chi ami e chi ti ama, e non preoccupandosi di essere sempre perfetto, ma con la volontà di apprendere, di sorridere e di parlare con gli altri.

Con poca tecnologia, il tanto tempo a disposizione è il bene più prezioso che abbiamo, insieme – a mio avviso – agli abbracci di coloro che si ama. Ho scelto questa vita perché volevo vedere, scoprire, volevo raggiungere posti impensabili e conoscere tante persone parlando di tanti argomenti e scambiare punti di vista, rivedere concetti, ballare, ascoltare diverse voci, tanta nuova musica, e rientrare per poter raccontare, per poter aprire i cuori e far capire che siamo tutti su questa grande barca e su questa terra insieme, e che non c’è bisogno di avere paura di sperimentare, che niente è definitivo e tutto è una meravigliosa sorpresa. Ora mi piacerebbe portare i miei genitori e far loro scoprire fisicamente cosa succede nella mia vita, cosa facciamo e dove andiamo. E portare con me le persone avventurose che amo per scoprire insieme la vita e farla scoprire ai giovani e a chi crede nel cambiamento e nel sacrificio, con tanta pazienza, umiltà e tanto sport per sentirsi bene e sempre in forma e energia.

Andiamo! Saluti a tutti dal Senegal.

Life is a paradise for those who love many things with a passion” – Leo Buscaglia